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I FATTI

BOLOGNA Dentro una storia che comincia dal Natale

di Anna Minghetti
28/05/2009 - Il cardinale Carlo Caffarra invita un gruppo di universitari del Clu al Seminario Arcivescovile. Prima il canto, poi il dialogo. Fino a quella decina del Rosario recitata insieme...
Un momento dell'incontro.
Un momento dell'incontro.

Nel pomeriggio di martedì 12 maggio gli universitari di Comunione e Liberazione si sono ritrovati al Seminario Arcivescovile, sui colli bolognesi, per desiderio del cardinale Carlo Caffarra che ha voluto incontrare e conoscere chi viveva l’esperienza quotidiana del movimento in università. Dopo aver cantato Mo ghile mear, Il popolo canta la sua liberazione e Nossa Senhora Mãe de Jesus, Stefano Casalboni detto Teto, responsabile del Clu di Bologna, ha introdotto l’incontro riprendendo le tre dimensioni dell’agire cristiano (cultura, carità e missione) come le ha sempre suggerite don Giussani, e come si sono realizzate poi nelle sei testimonianze che hanno raccontato che la normale vita universitaria può diventare straordinaria attraverso l’incontro con Cristo. Come Miriam, matricola di giurisprudenza, che ci ha incontrato quest’anno ai precorsi, e ora si è resa conto che questa esperienza le «sta facendo vivere la fede diversamente, la corrispondenza con Cristo non si ferma alla conclusione di una preghiera, ma vive costantemente nelle cose che si fanno». Angelo ha raccontato della sua rappresentanza studentesca e del gusto dello studio che ha imparato da quelli più grandi di lui. Benedetta, dopo un anno di Erasmus a Londra, ha sperimentato l'approfondimento nella conoscenza di Cristo attraverso il rapporto con persone non cattoliche, come alcune sue compagne di appartamento che, dopo qualche mese di convivenza, hanno iniziato addirittura a fare la scuola di comunità. Andrea sul lavoro ha ritrovato vivo il cambiamento di umanità che in lui era stato generato da quell’ora di caritativa fatta per tanti anni, prima assistendo alcuni anziani, poi aiutando nello studio dei bambini. Michele ha spiegato di come oggi, finita l'università, non venga mai meno in lui quell’atteggiamento di domanda imparato negli anni di Clu. Da ultimo Andrea, studente di Medicina, che ha raccontato come sia stato aiutato a trattare il caso di Eluana rischiando in prima persona un giudizio, anche in pubblico.
Poi è intervenuto il cardinal Caffarra riprendendo questi sei racconti come «continuazione di una grande storia che ha avuto inizio la notte di Natale». Per la prima volta in quella notte l’uomo ha sentito su di sé un interesse radicale e «si è reso conto di una cosa per lui incredibile e da lui assolutamente negata, cioè che Dio si interessava di lui, che Dio lo amava. (…) Cambiava la consapevolezza di sé stesso e, quindi, non era più quello di prima. (…) Dentro a questa luce che si accende, fiorisce così ciò di cui l’uomo ha più bisogno: la speranza. Perchè quella notte è stato detto all'uomo: "Tu conti! Ma non per una persona qualsiasi ma per Dio! Questa è la speranza"».
Dal fiore della speranza, ha continuato l’arcivescovo, sboccia un’attività e una passione per l’umano: ne nasce «il gusto dell’impegno per costruire pezzi di mondo più giusti, più buoni, più belli». Nell’incontro con Cristo con questa prospettiva l’uomo non desidera essere qualcos’altro o qualcun altro, ma «la speranza genera un nuovo modo di vedere le cose. Tutto questo si può davvero caratterizzare nelle tre grandi parole con cui ci siamo introdotti al nostro incontro stasera», ha poi spiegato Caffarra. Infatti la cultura cristiana è un modo di porci dentro la realtà che genera uno sguardo per cui tutto è dono del Signore, cosicché noi percepiamo su di noi il Suo amore. «Il saperci amati da Dio, in Cristo Gesù, ci porta ad un senso di condivisione: ecco la carità». La chiusura è stata la risposta alla domanda: dove tutto questo si può vivere? «Sono fatti presenti in mezzo a voi e i fatti ci sono, basta aprire gli occhi. Qual è questo fatto presente in mezzo a voi? Qual'è questo luogo? La Chiesa. Per voi la Chiesa, la casa vera della speranza, si manifesta attraverso il movimento di Comunione e Liberazione, magari per i vostri amici è avvenuto in un altro modo, ma tutti però, dentro a questa casa: è li che c'è la presenza attuale, operante, reale ed attiva di Cristo».
E nello stupore per una comunione evidente, il gesto si è concluso con una decina del Rosario recitata insieme: il cuore dell’uomo mendica Cristo, ma in questo non è solo, e può trovare sulla sua strada una paternità che abbraccia tutto.

 
 

Credits / © Società Cooperativa Editoriale Nuovo Mondo Via Porpora 127, 20131 Milano P.I. 02924080159 / © Fraternità di Comunione e Liberazione per i testi di Luigi Giussani e Julián Carrón

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