La dittatura dei media impera, e ci tocca anche in università. A leggere i giornali di questi giorni, o anche solo ad ascoltare dibattiti tra studenti nei viaggi in metro, pare che gli atenei stiano diventando sempre più dei luoghi politici, territori di contestazione e sempre meno posti in cui studiare, dove fare cultura. È davvero così? Solo alla prima lettura. Basta addentrarsi nelle varie università per scovare un panorama diverso da quello ritratto dalla stampa. Un panorama fatto di vita e sete di imparare. E ricco d’iniziative culturali.
Cominciamo dalla Statale di Milano. Dove si è appena concluso un ciclo d’incontri su Cesare Pavese, organizzato dall’associazione studentesca Passione e ideologia, il cui ultimo appuntamento ha ospitato duecento studenti che prendevano appunti ascoltando il professore Valerio Capasa dell’Università degli studi di Bari, mentre proponeva la lettura de I Dialoghi con Leucò. Prima di lui le lezioni della professoressa Giovanna Romanelli e del critico letterario Lorenzo Mondo, rispettivamente su Lavorare stanca e La luna e i falò.
Sempre nell’ateneo milanese, il ciclo d’incontri su Fedor Dostoevskij (Tracce.it ne ha parlato) ha offerto la possibilità di approfondire la conoscenza dello scrittore russo seguendo professori che da anni lo studiano. Mentre a febbraio, ogni mercoledì, con la lettura del Paradiso di Dante ripartirà Esperimenti Danteschi, che ha già all’attivo la prima pubblicazione del ciclo sull’Inferno e in uscita quella sul Purgatorio. Da Milano a Roma. Nella capitale è riaccaduto l’incontro con Giovanni Testori e, insieme allo scrittore, con la sua creatura letteraria, l’eroina biblica Erodiade. A novembre, nell’auditorium dell’ateneo di Tor Vergata, il dramma è stato rappresentato grazie al lavoro di una studentessa del Clu di Lettere, Daniela. Che attraverso i fondi dell’università, lo ha portato a Roma. Solo dopo aver saputo da Lucia e Fiammetta, studentesse milanesi, dello spettacolo del 2006 nel loro ateneo con l’attrice Adriana Innocenti, per la quale Testori ha completamente riscritto la drammaturgia nel 1984. Insomma, quando una cosa è bella la si racconta e si cerca di farla vedere anche a casa propria. Ad Erodiade erano presenti 300 persone tra universitari, liceali e semplici appassionati.
Anche Firenze e Bari non si sono sottratte a vivere fino in fondo l’università. Alcuni universitari fiorentini, studenti di Lettere classiche, interrogandosi sul lavoro di traduzione, nel tentativo di capir meglio quello che avevano fra le mani, hanno invitato da Parigi il filosofo e docente di Storia della filosofia medievale Rémi Brague (v. Tracce, n. 11/2009). Il maestro, nell’aula magna dell’università di Firenze, ha tenuto una lezione sul cuore dell’uomo. A Bari, invece, hanno organizzato “autonomamente” un concerto invitando amici e universitari. Un coro, un violoncello e un pianoforte. E i compagni di studio stupiti di ascoltare «un’unità tra chi suonava che fa commuovere», come racconta Simona.
Vivere intensamente l’università si può. Lo dimostrano gli esempi che, da un capo all’altro dello Stivale, si stanno moltiplicando. Occasioni di cultura vera, che non ha niente da spartire con alcuni sterili dibattiti tra intellettuali ascoltati di recente. Una cultura che muove. Perché c’entra col cuore.
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