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STEVE JOBS

«A Stanford non c'ero, ma ora interroga me»

di Niccolò De Carolis

07/10/2011 - «Non sprecate la vita, seguite sempre il vostro cuore». Lo diceva il numero uno della Apple, nel 2005, davanti a un gruppo di universitari americani. Alla notizia della sua morte uno studente rilegge quelle parole

Quel giorno, a Stanford, io non c’ero. Non sono americano e nel 2005 dovevo ancora prendere la maturità. Ma stamattina, alla notizia della morte di Steve Jobs, mi sono fiondato su internet e mi sono imbattuto nel suo discorso tenuto sei anni fa nella prestigiosa università americana. Rimanendo a bocca aperta. Probabilmente perché io, come le migliaia di studenti presenti quel giorno, mi aspettavo un discorso su come essere creativi o su come ottenere successo nella vita. E forse questo discorso l’ha fatto. Ma passando per un’altra strada, inaspettata. «Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?». L’inventore della Apple racconta come da anni si ponga tutti i giorni questa domanda. E ora la pone a me. È scomoda, fa male, ma mi riporta alla realtà: «Nessuno vuole morire. Ma, nonostante tutto, la morte è la destinazione che condividiamo». La notizia della sua morte precoce, aveva 56 anni, è di oggi. Ma è come se la sofferenza e il dolore fossero stati una costante nella sua vita, una ferita sempre aperta. Non solo per la malattia, ma anche per quella chiara percezione dell’ultimo e della finitezza delle cose. Mentre lo vedo parlare mi colpisce la sua decisione, l’assenza di fronzoli e retorica. Solo l’essenziale. Anche gli studenti, che all’inizio ridacchiano quasi straniti, a un certo punto si fanno seri. Perché Steve Jobs non parla di nient’altro che della sua esperienza, e di quello che ha scoperto.
Che non è una semplice constatazione della nostra natura mortale: «La Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita». Ma come? La morte? Eppure lui di invenzioni se ne intende… E in effetti è così: la nostra incompiutezza, la nostra fragilità è ciò che ci rende degli esseri speciali. È anche grazie a questo pungolo che l’esistenza diventa piena e intensa, e ogni attimo degno di essere vissuto. A patto di non censurarlo. «Non sprecate la vita, seguite sempre il vostro cuore», continua ad augurare a chi lo ascolta.
E ora che è morto non posso non chiedermi se sia stato soddisfatto delle scelte che ha fatto e di come ha speso la vita. Se ha trovato quello che cercava. Di lui non so molto ma so che negli ultimi sei anni non ha smesso di far andare avanti l’azienda. Anzi, forse è proprio in quest’ultimo periodo che la Apple ha sfornato le sue creature più geniali. Con il suo fondatore sempre in prima linea.
Ora capisco di più cosa c’è dietro l’elegante computer su cui sto scrivendo, cosa c’è dietro l’iPad o l’iPhone. Cosa c’è dietro ogni tentativo, geniale o meno, dell’uomo. Un desiderio infinito, una sproporzione incolmabile. «Siate affamati, siate folli».

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