DON GIUSSANI

CL SITO INTERNAZIONALE

DON GIUSSANI

Le celebrazioni nel mondo

Brani e appunti da alcune omelie

18 febbraio, Portland.
Monsignor Dennis O'Donovan, Vicario generale di Portland.


One of Chesterton’s more memorable phrases was: «How odd of God to choose the Jews». He wasn’t being anti-semitic, but in a sense expressing a truth. They were a small people tucked between two super-powers of the time - often fickle, bickering, and stiff-necked. The collar is, thought, «How odd of God to choose us». Simultaneously there is an implied question: «Why? Why us? Why you and me? What’s the point?». So, in what way do we know the point of the choice of Jesus Christ? Most often we get it wrong; we think it’s or choice. I hear that mistake again and again at kids will say why they “close” to be Catholic or “chose” to follow Christ. But Christ makes it abundantly clear, «It is not you who chose me, it is I who chose you». So, another question «where do we find this choice?». In large part is foundamentally experiential. And where do we experiences this call, this choice by Christ? We experienced it in the very experiences of our lives, that are made apparent by the scriptures and their conversion (those life experiences can certainly be equivocal unless made clearer by God’s revealed word). And then we experience it in communion, community, where we in a broadly Eucharistic contest experience Jesus Christ, calls us into one, who invites us to begin experiencing the Trinitarian life of God. Which ultimately is a life of perfect giving.
(Appunti dall'omelia)



21 febbraio, New York.
Monsignor Timothy Dolan, Arcivescovo di New York.


We also welcome a large group of members of Comunione e Liberazione and what a blessing you are to the church universal and to the Archdiocese of NY! I know that tomorrow is the fifth anniversary of the death of Msgr. Luigi Giussani, your saintly founder. We are very grateful that you are here today to pray with us at the holy sacrifice at mass. Comunione e Liberazione is here with us with Msgr. Albacete and the leaders.

Diamo il benvenuto anche ad un vasto gruppo di membri di Comunione e Liberazione e quale benedizione siete per la Chiesa universale e per l’Arcidiocesi di New York! So che domani è il quinto anniversario della morte di monsignor Luigi Giussani, il vostro santo fondatore. Siamo molto grati che oggi siate qui per pregare con noi nel santo sacrificio della messa. Comunione e Liberazione è qui con noi, con monsignor Albacete e i suoi responsabili.
(Saluto all'inizio della celebrazione)


22 febbraio, Lugano.
Monsignor Pier Giacomo Grampa, Vescovo di Lugano.


Se questa è l’intuizione originaria: «Cristo incontrabile nella storia in risposta alle esigenze della vita», il metodo che ne consegue, dice ancora don Giussani, è quello dell’esperienza.
L’esperienza è anzitutto imbattersi in una realtà oggettiva che mobilita la persona verso il suo fine, verso il suo destino (ed in questa mobilitazione la persona è provocata ad un cambiamento, ad una conversione). Applichiamo questa impostazione alla Quaresima che abbiamo appena iniziato e domandiamoci quali esperienze concrete, quotidiane, precise dobbiamo fare, in cammino verso la Pasqua, perché Cristo ne sia il centro e quindi ci coinvolga in una densità esistenziale che promuova un dinamismo sistematico. E l’esperienza, dice ancora don Giussani, richiede una verifica. Avendo ascoltato un annuncio vero, la persona deve paragonare con esso il flusso della propria vita e perciò la trama dei propri bisogni, problemi, situazioni, reazioni, esigenze.
Non può essere umanamente appagante un’esperienza che non si concluda in una verifica. Per questo l’atteggiamento di “verifica” sbocca in una cultura, cioè in una comprensione rinnovata della realtà. L’intuizione originaria, che il cristianesimo sia una “presenza incontrabile”, richiede il metodo dell’esperienza, che si traduce in una sfida culturale. (…). Per questo la sfida culturale è consistita nella piena condivisione dell’umano, di tutto l’umano per trattenere ciò che è giusto, senza lasciarsi deviare dall’ideologia, ma rinnovando la convinzione del retore Vittorino che annunciava la sua conversione dicendo: «Quando ho incontrato Cristo mi sono scoperto uomo», consapevole che la comunità è condizione esistenziale necessaria al proprio “io”, alla persona.
La comunità infatti è l’humus nel quale la realtà della persona può sviluppare la percezione di sé e quindi far scaturire le domande vere. (…)
Nova et vetera: questo è l’impegno, il programma, il proposito. Abbiamo bisogno di novità, da far sbocciare sulle antiche, assodate verità ed esperienze; novità che spaziano in tutti i campi della poesia, della filosofia, dell’etica o semplicemente della religione, che tutto abbraccia nel suo sforzo di leggere l’uomo, ogni uomo, col senso profondo, vero, autentico di quello che è e quindi deve fare.
(Appunti dall'omelia)



22 febbraio, Ottawa.
Monsignor Terence Prendergast, Arcivescovo metropolita di Ottawa.


Five years ago today, don Luigi Giussani, the founder of a movement that came to be know as Communion and Liberation, was called home to God by the Lord Jesus Christ. Card. Ratzinger, our present pope was sent by Pope John Paul II as his legate to the funeral ceremony in Milan. On that occasion, he testified to the way in which don Giussani had allowed himself to be led by Christ in a loving relationship from his earliest years, just as a Peter had from the moment of his first encounter with Jesus. (…) Both Joseph Ratzinger and Luigi Giussani, were possessed of the conviction that our faith relationship is not an expression of moralism, but instead it is a profound response, in joy and love, to the experience of an encounter with the True, the Good and the Beautiful, with God who as become manifest supremely, completely in Jesus. We do not become good and upright and well-behaved in order to become acceptable to God, but rather whatever goodness, truth and beauty inheres o our lives and actions comes from our response to God’s having first loved us. It is our love in return.
(Appunti dall'omelia)



22 febbraio, Tegucigalpa.
Monsignor Luigi Bianco, Nunzio apostolico in Honduras.


El testimonio de don Giussani en su vida ha sido éste, demostrar a todos que Cristo ha respondido a nuestra vida, que la salvación ha llegado. El ha muerto y resuscitado por nosotros. Don Giussani ha tenido esta pasión, demostrar que la fe risponde a las exigencias de la vida. Este es el anuncio que necessita el mundo, porque el ombre no puede con sus solas fuerzas, el ombre necessita de la presenzia de Cristo y éste es el anuncio que hace la fe. «¿Quién dices que so yo?». Esta pregunta sigue viva y par todos la Iglesia da la respuesta: Tú eres el Hijo de Dios vivo. Respuesta a la dificultades. Si no la aceptamos como respuesta que illumina no podemos entender que Él está vivo. La unión de la fe y la vida. La Cuaresma, es tempo de conversión. Pensamos muchas veces que seríamos felices si cambian las circunstancias, o cambian otros, pero no que cambie nuestra mirada, dirigir nuestra mira hacia Jesús.
(Appunti dall'omelia)



24 febbraio, Kampala.
Monsignor Paul Tschang In-Nam, Nunzio apostolico a Kireka.


Pope John Paul II in his letter to Fr. Giussani wrote: «The first aspect that strikes me is the commitment you have put into listening to the needs of man of today. Man never stops seeking: both when he is marked by the drama of violence, loneliness and insignificance and when he lives in serenity and joy, he continues to seek. The only answer which can satisfy him and appease this search of his comes from the encounter with the One who is at the source of his being and his action». Between the infinite, dramatic longing of man and the answer there can be no separation or dualism. Dualism is the death both of the question and of the answer. Man is the question, Christ the answer. If man is not there, the answer is meaningless. The concern for what Am I? Comes together with the question: «Who is Christ for me?». (…)
In 2005, when the Holy Father learned of the death of Fr. Giussani he decided to send to his funeral the then Cardinal Joseph Ratzinger, who on such occasion pronounced a memorable homily in which the proper charism of the movement was expressed with precision and simplicity. He particularly stressed three points: 1) The home of Giussani was poor of bread but rich in music, for since his childhood he was touched, rather wounded, by beauty.
2) He was not satisfied with a limited beauty, but he was in search of the Beauty itself, the infinite Beauty: so he found Christ, and in Christ the true beauty, the way to life, the true satisfaction. 3) In this way he understood that Christianity is no more a set of doctrines, but an encounter; a history of love, an event. Having guided the persons not to himself but to Christ, really Fr Giussani conquered the hearts, helped to improve the world, to open the doors of the world to heaven.
(Brani dall'omelia)



24 febbraio, Vienna.
Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna.


Al centro del Vangelo di oggi sta una parola che per noi è diventata importantissima. Io l’ho scelta come motto del mio episcopato: «Ma voi, io ho chiamato amici. Vi ho chiamato amici, perché ho comunicato a voi tutto ciò che ho imparato dal Padre».
Tutto, non un po’. Ci ha comunicato tutto. Il Cristianesimo è del tutto “non-esoterico”. Non ci sono quelli che hanno ricevuto un po’ di più e quelli che hanno ricevuto un po’ di meno, bensì Egli ci ha dato tutto. Paolo dice: perché Egli, che ha dato per noi suo Figlio, non dovrebbe darci tutto? Né ridotto né “a pezzetti”, ma tutto... incredibile! In qualche modo già ci chiediamo: Non è questo un’esagerazione orientale? Si accorda questo con la vita - come è stato detto nell’intenzione della messa odierna per CL -, nella vita è davvero così? Guardiamo bene una volta questa parola di Gesù: «Vi ho chiamato amici; non vi chiamo più miei servi. Il servo» dice Gesù «non sa che cosa fa il suo padrone».
Questa è l’opinione tradizionale che domina nelle religioni: che cosa pensino gli dei, noi uomini non lo sappiamo. Gli dei sono in un altro mondo estraneo, nella luce; noi invece siamo nelle tenebre. Ora Gesù dice: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi». Non ha trattenuto nulla per sé, ma ha trasmesso tutto. La vera amicizia è senza paragone più della servitù. Gesù dice: «In verità, vi chiamo amici, voi siete miei amici. Vi ho dato tutto e detto tutto». San Tommaso d’Aquino ha posto questa parola al centro della sua teologia, è il cuore della sua teologia. Egli dice che l’amore è un’amicizia. Ma che cosa definisce la peculiarità dell’amicizia? Che ha luogo tra pari. Dice san Tommaso: «Col vino non posso avere un’amicizia. Il vino non può ricambiare il mio amore». (Certo, posso cacciare il mio naso più a fondo nel bicchiere di vino, ma il vino non è mio amico). Tommaso ritiene anche che il cavallo non possa essere un amico, perché non risponde - ma penso che fosse troppo astratto, troppo intellettuale. (In ogni caso non aveva letto il libro “Il cavallo e il ragazzo” delle Cronache di Narnia di C. S. Lewis, altrimenti saprebbe che c’è piena amicizia tra cavallo e uomo, ma questa è un’altra storia...).
(Appunti dall'omelia)



28 febbraio, Guadalajara, Jalisco (Messico).
Padre Javier Acosta.


Tomando las lecturas como base, todo lo que dijo giró alrededor de don Giussani y como a lo largo de su vida en la contemplación de la Transfiguración poco a poco había comprendido su misterio. En los acontecimientos, en los hechos que le toco vivir en la Italia de su juventud fue descubriendo el rostro de Cristo y así comprendiendo el misterio de este acontecimiento único de la Transfiguración, Cristo, verdadero hombre y verdadero Dios. Como esto había llevado a don Luigi a regresar a las fuentes en la Iglesia de Pedro, en el rostro de Jesu Cristo, retomar la importancia de la persona, del hombre, regresar al corazón de Cristo que es regresar al corazón de cada hombre. Nada de lo que le pasa al hombre le es ajeno a Cristo porque El fue hombre.
Habló de cómo don Giussani nunca quiso fundar una congregación, un movimiento, sino transmitir a un grupo de jóvenes la fe, para que poco a poco fueran luz allí en el ambiente que vivían. Que se transfiguraran en Cristo donde se encontraban, en sus trabajos, en la escuela, en sus casas. La gloria de Dios es la gloria del hombre, decía don Gius. Ser hijos en el Señor que van contemplando el rostro de Cristo hasta llegar a ser adultos en la fe. La tarea es ir poco a poco llenando los ambientes con la gloria de Dios.
La Comunión nos pide la conversión - no ser otros - sino que seamos los que tenemos que ser, ser mas nosotros mismos, amar y entender el regalo que Dios nos ha dado en la vida. Volver sobre las fuentes. Meditar el compromiso que implica el nombre de Comunión y Liberación. Eucaristía, banquete de comunión; Penitencia, banquete de liberación. Ser comunión en donde nos encontremos y donde hay comunión hay liberación. Ser esclavos de Cristo para ser verdaderamente libres. Seguir el camino.
Don Luigi ya está contemplando la Transfiguración, la gloria de Cristo. Pidamos salir y transfigurar el mundo, nuestros ambientes con el amor de Dios, allí donde nos movemos, donde nos encontramos. Que el amor de Dios nos transforme, que contemplemos el rostro de Cristo. Que nos dejemos transfigurar como don Giussani.
(Appunti dall'omelia)

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