Tracce N.6, Giugno 2006

CL SITO INTERNAZIONALE

ARCHIVIO

Amare l'amore umano. L'eredità di Wojtyla

Livio Melina

Chiesa - Roma

I venticinque anni dell’Istituto voluto da Giovanni Paolo II. Matrimonio e famiglia, con lo sguardo ai giovani. Un contributo del Preside sul congresso organizzato a Roma

Il titolo del congresso “Amare l’amore umano”, organizzato a Roma presso l’Università Lateranense dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia dall’11 al 13 maggio, per il XXV della sua fondazione, è tratto da un’espressione usata dallo stesso Giovanni Paolo II nel libro intervista Varcare la soglia della speranza. Rispondendo a Vittorio Messori, egli svelò il segreto motivo del suo interesse per le tematiche della sessualità, del matrimonio e della famiglia: l’amore per i giovani, il desiderio di aiutarli ad imparare l’amore, a corrispondere pienamente alla vocazione all’amore per poterlo vivere nella bellezza. Nello stesso tempo egli osservava come la realtà dell’amore esigesse di essere appresa in modo particolare, adeguato alla sua natura: l’incontro con l’esperienza e la testimonianza.
Oggi, ad un anno di distanza dalla morte del nostro amato e venerato Giovanni Paolo II, emerge ancor più chiaramente di prima il nostro legame con lui e il significato del fatto che portiamo il suo nome. Il nostro Istituto è stato da lui ideato e voluto, amato e seguito per venticinque anni con cura del tutto speciale, come testimoniano i suoi undici interventi, ora raccolti nel numero speciale della rivista Anthropotes.

Giorno significativo
La creazione del nostro Istituto, a seguito del Sinodo sulla famiglia del 1980, avrebbe dovuto essere annunciata proprio in quel fatidico 13 maggio, memoria della beata Vergine di Fatima e giorno dell?attentato in piazza San Pietro, giorno della testimonianza del sangue e della protezione materna di Maria. ?per noi profondamente significativo trovarci all?incrocio di queste date della storia, che hanno resa manifesta la straordinaria missione che la Provvidenza assegnava a Giovanni Paolo II. Ci sentiamo eredi del suo amore per l?uomo, della sua sollecitudine pastorale per l?amore umano e la famiglia, della sua visione sul mistero dell?uomo e della sua vocazione al dono di s?della sua convinzione profonda che solo nella luce della verit??amore umano ?ello e salva l?uomo. Per questo ?tata una commozione unica per noi leggere nella prima enciclica di Benedetto XVI che il centro della fede cristiana, dell?immagine cristiana di Dio e conseguentemente dell?uomo e del suo cammino ?a rivelazione dell?amore, che non ?anto una decisione etica o una grande idea, ma l?incontro con un avvenimento, con una persona (Deus caritas est 1). Che l?amore ?na realt?nica, pur con diverse dimensioni; che in tutta la molteplicit?ei significati, l?amore tra uomo e donna emerge come archetipo, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e all?essere umano si schiude una promessa di felicit?he sembra irresistibile (DCE 2). Che proprio su questo piano si pone la grande sfida che la missione della Chiesa incontra oggi nel dialogo col mondo: la Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa pi?la della vita? (DCE 3). Che il cristianesimo non ?l rifiuto dell?eros, ma la sua guarigione in vista della sua vera grandezza (DCE 5). Che vivere l?amore significa far entrare la luce di Dio in questo mondo (DCE 39).

Missione evangelizzatrice
Queste parole ci hanno colpito per la loro sorprendente sintonia col nostro percorso di ricerca e di insegnamento di questi anni e ci hanno fatto sentire al cuore della missione evangelizzatrice della Chiesa e sulla frontiera del confronto attuale con la societ?Con la nostra specificit?i Istituto accademico, unico per la sua configurazione, presente a Roma nella sua sezione centrale e in altri otto centri associati nel mondo (Stati Uniti, Messico, Brasile, Spagna, Benin, India, Australia, Austria), ci troviamo al centro dell?impegno di evangelizzazione, di cui i movimenti eccelsiali sono protagonisti. Ecco, allora, che nel XXV anniversario siamo chiamati ad immergerci nella ricchezza della eredit?i Giovanni Paolo II, quella eredit?he ?l nostro patrimonio genetico pi?zioso e ci costituisce nella nostra stessa identit?Non semplicemente perch?i tratta del magistero della Chiesa, come nel caso dell?insegnamento di tutti gli altri papi, ma proprio perch? un lascito specificamente a noi affidato. E non solo per uno sguardo al passato, ma per lo slancio che ci rivolge verso il futuro. In questi venticinque anni ci siamo resi conto di come la visione e il metodo imparati alla scuola di Giovanni Paolo II siano ricchi, vitali e profetici, capaci di ispirare una ricerca filosofica e teologica nuova, di adeguare una pastorale adeguata alle sfide di oggi, di incontrare la vita delle persone e di trasformarla, mostrando come il cristianesimo non toglie nulla all?amore umano e dona invece il centuplo nel viverlo.
*Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia


Benedetto XVI
La verità dell’amore

Stralci dal discorso in occasione del XXV anniversario della fondazione del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia
Ecco allora stagliarsi il compito che l’Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia ha nell’insieme delle strutture accademiche: illuminare la verità dell’amore come cammino di pienezza in ogni forma di esistenza umana. La grande sfida della nuova evangelizzazione, che Giovanni Paolo II ha proposto con tanto slancio, ha bisogno di essere sostenuta con una riflessione veramente approfondita sull’amore umano, in quanto è proprio questo amore una via privilegiata che Dio ha scelto per rivelare se stesso all’uomo ed è in questo amore che lo chiama a una comunione nella vita trinitaria. Quest’impostazione ci permette anche di superare una concezione privatistica dell’amore, oggi tanto diffusa. L’autentico amore si trasforma in una luce che guida tutta la vita verso la sua pienezza, generando una società abitabile per l’uomo. La comunione di vita e di amore che è il matrimonio si configura così come un autentico bene per la società. Evitare la confusione con altri tipi di unioni basate su un amore debole si presenta oggi con una speciale urgenza. Solo la roccia dell’amore totale e irrevocabile tra uomo e donna è capace di fondare la costruzione di una società che diventi una casa per tutti gli uomini.
11 maggio 2006

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