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BRASILE «Mai illuse, sempre amate»

18/02/2011 - Un gruppo di donne che hanno bisogno di lavorare. E quel progetto per aiutarle che non riesce mai a partire... Carminha racconta come poche righe abbiano ribaltato tutto. Perché «la cosa più importante è già accaduta»

Dopo un mese di vacanza, le madri, che fanno parte del gruppo di cucito “Vivendo e cucendo insieme la realtà” della comunità scolastica di San Charbel, sono arrivate con una grande voglia di iniziare il corso di perfezionamento, di personalizzazione e di preparazione della Cooperativa. Fino a quel giorno non sapevo se fosse stata fissata una data, né la potevo prevedere, ma sapevo bene che quelle donne non potevano restare senza mezzi di sostentamento. Sapevo che alcune stavano provvedendo da sole, facendo lavori di cucito in cambio di cibo.
Di fronte a tutte le loro domande, mi sono trovata in una situazione difficile. Allora ho aperto il mio cuore e ho detto loro che volevo davvero essere in grado di rispondere, ma che il corso non dipendeva solo da me, e neppure la futura e probabile Cooperativa di cucito. Ho detto che sapevo quanto avessero bisogno di lavorare per guadagnarsi la vita, ma che dovevano continuare a esercitarsi sulle macchine, altrimenti avrebbero dimenticato la tecnica e perso la pratica.
Sono stata molto chiara e ho detto che non volevo interferire e che preferivo che prendessero le loro decisioni da sole, temevo di illuderle, facendo loro credere che avrebbero avuto una vita migliore, e poi magari non sarebbe successo niente. Ma volevo animarle e allora ho letto la lettera di Tracce: «Cleuza, i miei alunni e quel foglietto» che racconta il viaggio a Bogotà di Cleuza Zerbini, una figura che era rimasta nel loro cuore dal giorno in cui era venuta a trovarci. Queste donne si erano identificate con le sue difficoltà, con la sua vita, e non l’avrebbero mai dimenticata. Così abbiamo concluso la nostra Scuola di Comunità.
Sono tornata a casa triste e preoccupata, perché la situazione era confusa. Il giorno dopo non ho potuto andare al nido e con mia sorpresa ho ricevuto questa lettera da quelle donne.

Lei pensa che noi siamo delle illuse, ma la verità è che lei ci ha tirato fuori dall´illusione, perché l´illusione é quello che eravamo prima.
L´illusione é andare a dormire pensando che il giorno dopo sarà migliore, senza avere mosso un dito per fare qualcosa.
L´illusione è svegliarsi alla mattina e iniziare a bere per fare sì che il giorno sia migliore. L´illusione è ridere di giorno con gli amici e piangere di notte nella solitudine.
Questa per noi è l´illusione, perchè il nostro presente oggi è la pura realtà, senza nessuna menzogna e senza nessuna falsità. A volte certe situazioni difficili e pesanti ci fanno traballare, fino quasi a voler lasciar perdere. Ma visto che chi comanda non siamo noi, ma è la mano di Cristo in noi, Lui ci fa sempre ricordare che chi chiede per il suo prossimo con amore riceve con il centuplo, perchè Dio ci ha messe insieme, ci ha fatte conoscere, ci ha aiutate e ci ha fatte crescere.
Noi non sappiamo se nel futuro staremo ancora tutte insieme; ma una cosa sapremo con certezza: fare memoria della realtà più emozionante e gratificante della nostra vita.
Dal gruppo “Vivendo e cucendo insieme la realtà”


Nel leggere questa lettera mi sono resa conto di quanto sia importante per me avere questi loro volti, che confermano la mia fede. Quanto è grande il mio desiderio di proporre questo metodo a sempre più persone, specialmente alle donne che sono la figura principale di molte famiglie. La certezza che questo è il modo per essere felici mi fa andare avanti e i miei giorni sono stati una continua richiesta di questa grazia. Niente è più importante del riconoscere questa Presenza. E quelle donne, da quando abbiamo cominciato la Scuola di Comunità, hanno imparato a vivere la fede, riconoscono l’importanza dello stare insieme, prendono posizione, esprimono il loro desiderio, ma so che non sono loro, è la mano di Cristo che sta sopra ogni cosa. Questa è la “contemporaneità di Cristo”.
Ora ciò che mi interessa di più è guardare e abbracciare il modo in cui sono guardata e abbracciata. Vorrei continuare questa educazione del mio cuore, del cuore di queste ragazze e donne che mi aiutano a guardare Cristo in volto, che mi danno la certezza della sua presenza. Non ho altri progetti o priorità oltre a questa. Dal momento che Dio ha fatto nascere la scoperta del senso della vita nel mio cuore e nel cuore di queste donne, farà tutto ciò che è importante e necessario per la nostra vera felicità.
Pochi giorni dopo aver ricevuto la lettera, mi sono incontrata con i responsabili della futura Cooperativa. Avevo paura, ero insicura. Nonostante quello che era successo, avevo di nuovo paura. Le cose non andavano avanti, abbiamo perso tempo in problemi, difficoltà, finché non ho avuto l’idea di leggere la lettera a loro. Miracolosamente, la situazione era la stessa, ma sono stati così toccati dalle parole e dall’esperienza di quelle donne che tutti si sono entusiasmati e hanno deciso di fare i primi passi per creare la Cooperativa. Quello che ci si aspettava fin dallo scorso ottobre, si è deciso lì, dopo aver letto l’esperienza di vita delle donne. Queste parole sono arrivate come una risposta, un segno per tutti che vale la pena investire, perché la cosa più importante è già accaduta. La Cooperativa potrà anche non avere successo, ma ne è valsa la pena, per il cambiamento avvenuto in me e negli altri.
Carminha, Petrópolis

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