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Settecento volte io

26/08/2012 - Testimonianze, teatro, gite: tutto seguendo quello che accade, a costo di sconvolgere i programmi. Una settimana di vacanza a Cervinia «impossibile da costruire a priori». Come la domanda di una bimba di cinque anni sull'autocoscienza...

Più di settecento persone in un unico albergo che mangiano, giocano, pregano, vivono insieme aiutandosi a guardare l’origine della loro compagnia. Ecco ciò che abbiamo visto quest’estate a Cervinia durante la seconda settimana di agosto: è stata decisamente un’avventura difficile da ignorare e davvero impossibile da costruire a priori.

È accaduto, tutto qui. Del resto il motto di Claudio Bottini, che guida la vacanza, è: «Stare a ciò che accade e seguire il Mistero lì dove si manifesta». A costo di sconvolgere i programmi all’ultimo momento. Guardando lui ci si sente un po’ come Giovanni e Andrea con il Battista, ovvero persone normali di fronte a un uomo tutto preso da ciò che sta vivendo e da ciò che sta guardando; proprio come Giovanni e Andrea, si prende e si va dietro a quell’Uomo che il Battista stava indicando. Ed ecco accadere una settimana incredibile, "dell’altro mondo".

Il primo impatto che si ha entrando nella hall dell’albergo è di un fermento di vita: giovani che bevono il caffè al bar, bambini che giocano insieme correndo come palline impazzite, mamme che chiacchierano tra loro con i bambini in braccio, signori e signore di ogni età.
Il ritmo della giornata è scandito da momenti di preghiera, dal tono recto delle Lodi al Memorare dopo la serata. La settimana è un susseguirsi d’incontri e testimonianze: dal racconto di un anno di vita particolarmente intenso dei nostri amici Jacopo e Andrea, che ci introducono alla vacanza, a Marco che ci racconta la sua esperienza missionaria con Avsi in Uganda. Arriva anche Luca Secchi che ci parla del suo lavoro in una casa riposo durante il terremoto in Emilia. C’è grande attenzione anche per la cultura e l’arte: Giovanni Fornasieri ci introduce a Beethoven e Chopin, il nostro amico Silvio ci guida alla scoperta della Vocazione di San Matteo del Caravaggio, Andrea Chiodi mette in scena La leggenda del grande inquisitore di Dostoevskij, fino all’incontro pubblico di presentazione del dramma teatrale Assassinio nella Cattedrale. La cosa più sconvolgente di tutte è la possibilità di libertà: sono tutte proposte che vengono dalla gente che c’è qui. Nulla è costruito a priori o imposto dal capo, ogni tentativo umano di compagnia e ogni desiderio particolare è sostenuto e accentuato. Non si lascia fuori proprio niente, tanto che tutti i pomeriggi ci si trova liberamente a parlare di ciò che ci sta più a cuore, dai figli al lavoro in un costante dialogo: è un continuo richiamarsi all’educazione dello sguardo, un lavoro quotidiano a riconoscerLo dove accade.
Lo stesso clima, paradossalmente, si trova nella “Sala Birba”, ovvero la saletta in cui ciò che avviene in salone viene proiettato per le famiglie con figli piccoli; nonostante il rumore, bambini di ogni età giocano tra loro, la tensione dei grandi è la stessa e nessuno si distrae. Tanto che la figlia di 5 anni di una nostra amica, tutta presa a disegnare un biscotto antropomorfo chiede: «Mamma, non ho capito una cosa che ha detto Bottini ma che sembra importante: cos’è l’autocoscienza?».

Siamo riusciti anche ad andare in gita: lo spettacolo è offerto non solo dal panorama mozzafiato, ma anche dagli occhi di quelli che tornano. Sembra che il cammino fatto fisicamente sia stato d’aiuto anche per il cammino del cuore: nel seguire tutti sono lieti; rotti, magari, ma lieti e pronti a ripartire il giorno dopo.
Non tutti possono salire in alta quota, le famiglie con i bimbi più piccoli rimangono in albergo, ma nulla è perduto: tenendo il cuore spalancato, anche curando i bambini si può fare la stessa esperienza di bene e di bellezza di quelli che sono saliti sulla montagna. Sono incredibili, sono l’incarnazione del fatto che attraverso invisibili e gratuiti compiti quotidiani, è possibile vivere davvero in pienezza la vita e conoscere Colui che la dona, ma senza sforzo: accade.

A fine giornata si riprende tutto con canti e frizzi; e la storia di San Pietro raccontata ai bambini è la storia di ognuno. C’è un gusto per tutti, dai più piccoli ai più grandi.
Ora si torna a casa, ripensando alla settimana trascorsa e guardando questo popolo, nasce una certezza più grande: nulla finisce anzi, tutto ciò che profondamente desideriamo c’è, e la strada per conoscerLo è ben segnata, basta esserci con tutta la propria umanità e continuare a seguire.
Luca, Gaia, Paola e Marta

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