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SAN MARINO

Il «bel giorno» di don Giussani oggi

di Ylenia Riccardi

30/04/2014 - Un incontro così "grande" in una realtà così piccola. Eppure ne è valsa la pena. Anche il pubblico sanmarinese è stato sfidato dalla vita di don Giussani fino al nocciolo. Il fatto di Cristo risponde al cuore inquieto di ciascuno

Il 24 aprile anche a San Marino si è tenuto l’incontro di presentazione del libro Vita di Don Giussani con la partecipazione dell’autore Alberto Savorana. Quando, qualche settimana prima, avevo letto la locandina, ero rimasta un po’ stupita. Avevo pensato: lo stesso incontro è avvenuto pochi mesi fa nella vicina Rimini, perché ripresentare un incontro così “grande” in una realtà piccola come quella sammarinese? Quasi tutta la nostra comunità era già stata a quella presentazione. Ma quando sono entrata nella sala dell’incontro, subito mi sono accorta che non c’erano solo “quelli del movimento”, ma anche tanti altri “esterni”. La sala era piena.

Ad introdurre, il Vescovo della Diocesi, monsignor Andrea Turazzi, che, pur non conoscendo bene il movimento, si è detto molto incuriosito da una realtà che sta pian piano scoprendo e apprezzando. Dopo di lui, ha preso la parola Pasquale Valentini, Segretario di Stato agli Esteri, tra i primi a portare tanti anni prima l’esperienza del movimento in Repubblica. Il Segretario ha esordito: «Questo libro rappresenta quarant’anni della mia storia di uomo». Quella scoperta giovanile, che il cristianesimo non è un insieme di regole, ma l’esperienza di una compagnia vivibile e possibile, è diventata la certezza che ha accompagnato la sua vita. Durante l’intervento Valentini era commosso ed emozionato e aveva, sue parole, «una fifa boia», proprio lui che si è trovato a parlare con Ban Ki-moon e si confronta quasi quotidianamente con capi di Stato. Mentre parlava, ho capito perché valesse davvero la pena riproporre la presentazione del libro anche a San Marino: alcuni di noi sono stati così segnati dalla persona di don Giussani che, attraverso la sua amicizia, si sono riscoperti più uomini.

Si è poi entrati nel vivo dell’incontro, che ha preso una piega differente dalla classica presentazione-relazione. È stato invitato il direttore di San Marino RTV (canale televisivo nazionale sammarinese) Carlo Romeo, che ha dimostrato curiosità per la figura di don Giussani, per iniziative nate dal carisma del movimento (come il Banco alimentare) e per l’amicizia con lo stesso Pasquale Valentini e altri tra noi. L’andamento dell’incontro ha subito calamitato l’attenzione di tutti: Romeo, senza dilungarsi in un resoconto del libro, ha iniziato ad incalzare Savorona con una serie di domande personali e non, sorte leggendo la biografia. Riporto qui alcuni botta e risposta. Alla domanda su quale fosse stato il consiglio più importante che Giussani gli avesse dato, Savorana risponde approfondendo la questione.

Don Giussani, attraverso la sua persona, gli aveva insegnato a non trascurare il suo essere uomo, «perché il cristianesimo diventa incomprensibile, e quindi inutile, se uno non coltiva la sua umanità». Ma che cosa vuol dire essere uomini? Che cosa vuol dire coltivare la propria umanità? Attraverso la persona di don Giussani «ho capito che essere uomini vuole dire andare al fondo del proprio desiderio di felicità», perché «in ogni piacere è un infinito che cerchiamo». Questa certezza in don Giussani era possibile perché «scommetteva che il cuore di ogni uomo che incontrava era il suo cuore stesso». Romeo continua ad incalzare. Giussani a 13 anni è in piena crisi (tanto da sentire vicino solo il poeta Leopardi), poi a 15, quando il suo professore di italiano legge il prologo di san Giovanni, ha la folgorazione che lo accompagnerà per tutta la vita: Cristo non è solo un oggetto di devozione pietistica, ma è la risposta al suo cuore inquieto. Romeo allora, con una punta di critica, chiede, citando un passo del libro: «Non si può costruire se non su certezze», ma non si può nemmeno costruire senza dubbi, per cui, come è possibile costruire su delle certezze e avere allo stesso tempo dubbi? Questo è stato forse il momento più bello dell’incontro, perché la risposta che si legge attraverso la vita di don Giussani è quanto mai attuale se si pensa alla crisi economica e non solo che travolge tutti.

Savorana ha fatto una distinzione: don Giussani non usava mai la parola «dubbio», perché fuorviante, è come un tarlo che rode la coscienza dell’uomo fino a farlo crollare. Usava invece la parola «problema». La vita per l’uomo che vive è un problema, è una fonte continua di sfide e proprio questo pone l’uomo all’inizio della ricerca. Il fatto che l’uomo desidera, implica che esiste l’oggetto del desiderio, esiste la risposta. La certezza che don Giussani incontra nel bel giorno dei suoi quindici anni, non è un arrivo, ma l’inizio di un cammino che ha approfondito lungo tutta la vita.

Romeo riprende: nel libro è raccontata la morte di Enzo Piccinini e dalle parole di don Giussani si capisce che è un personaggio cui era legato da una fortissima amicizia. Poi a un gruppo di universitari dice «io della vostra compagnia me ne infischio». Come possono stare insieme questi due giudizi? Sembra quasi che don Giussani sia un po’ “schizofrenico”. Savorana va al fondo della questione: il più grande critico di Cl non è il Corriere o la Repubblica, ma Giussani stesso, che sempre ha rifuggito l’idolatria del gruppo. Non ha mai voluto che qualcuno lo seguisse perché lui era il capo. Questo perché non giocava la sua amicizia con una compagnia informe, ma con la singola persona e il rapporto con Enzo Piccinini è forse l’esempio più emblematico.

L’incontro è durato quasi due ore e nella sala tutti erano tesi e attenti. Uscendo dalla sala, ho ripensato ad una frase di Savorana: «Oggi quello che resta a nove anni dalla morte di don Giussani è la cosa meno scontata, perché resta la testimonianza di un uomo che ha comunicato come si fa un cammino umano e ha invitato ciascuno a rispondere nella propria libertà». È proprio ciò che è accaduto durante l’incontro: persone che attraverso l’amicizia personale con lui o attraverso la lettura della sua biografia, sono state cambiate e quasi “costrette” a porsi domande sulla vita di un uomo che per tutta la sua esistenza ha testimoniato Cristo.

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