I FATTI

CL SITO INTERNAZIONALE

ELEZIONI UNIVERSITARIE

Esserci per sé, cioè per tutti

di Maria Luisa Minelli

24/05/2013 - L'affluenza è stata bassa, il disinteresse molto. Eppure queste elezioni universitarie sono state in tutta Italia una grande occasione per giocarsi anche con la fantasia. «Per portare quello che il mondo aspetta e che io ho già ricevuto, gratis»

Hanno organizzato incontri e partite di calcetto, offerto aperitivi e merende, trasportato cartelloni in fila indiana, indossato magliette gialle per essere riconoscibili. In quasi tutti gli atenei italiani erano presenti, volantini alla mano, pronti a incontrare studenti di ogni facoltà. Sono i ragazzi che in queste ultime settimane si sono implicati, armati di fantasia, per proporre il programma della Lista Aperta Obiettivo Studenti e richiamare i compagni di università a quello che prima di tutto è un loro diritto: il voto.

Il 21 e 22 maggio si sono tenute in tutta Italia, dal Trentino alla Sicilia, le elezioni studentesche per il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (Cnsu), organo consultivo di rappresentanza degli studenti, il più importante, perché i 30 rappresentanti eletti, una volta al mese, andranno a Roma e avranno la possibilità di confrontarsi direttamente con il Ministro dell’Istruzione.

I dati delle elezioni, a oggi, sono ancora parziali, ma si sa con certezza che l’affluenza alle urne in molte città non ha superato il 10%. «Mi sono guardato intorno in questi giorni e ho visto come fra la gente regni il disinteresse, la non curiosità, la sfiducia nel poter fare qualcosa per migliorare l’università». Lo racconta Francesco, studente di Fisica alla Statale di Milano. E anche Giordana, terzo anno di Lettere a Roma, commenta: «Gli studenti iscritti alla nostra facoltà non vengono mai in università. Aspettano solo la data dell’esame, e in molti casi non sanno neppure che ci sono le elezioni».

Eppure valeva la pena impegnarsi, «scegliere di esserci», come recita lo slogan scelto dalla Lista Aperta Obiettivo Studenti. E non si parla di un guadagno “politico”, di una dimostrazione di forza. No. In ballo c’era lo stare di fronte ad un fatto che si impone: le elezioni universitarie, giocandosi in tutto e per tutto. Come racconta Carlo, matricola di Economia alla Bicocca di Milano, candidato al Cnsu: «La cosa più bella da dire di queste elezioni è che eravamo partiti avendo già vinto perché liberi da ogni risultato politico. Il nostro scopo era andare in giro a risvegliare le persone, a ricordare di votare. Che c’erano anche loro in università e, per questo, valeva la pena interessarsi, prendersi una responsabilità». Hanno deciso di muoversi in un modo curioso, stampando dei cartelloni formato gigante con scritto di andare a votare e sfilando in processione per i corridoi dell’ateneo, in silenzio: «La gente rimaneva stupita, alcuni ridevano. Era impossibile non notarci e farsi delle domande, e questo era il nostro obiettivo: risvegliare un interesse».

Anche Lidia, studentessa di Catania, mentre descrive i giorni di campagna elettorale, è stupita dall’attenzione che ci si aiutava ad avere nei confronti degli altri: «È questa la vera novità che portiamo: un nuovo modo di fare tutto, anche la campagna elettorale. Una presenza diversa. Ci siamo aiutati a volantinare guardando l’altro negli occhi, e chi si fermava rimaneva ad ascoltarci anche a lungo, perché sentiva questo sguardo su di sé. Non era importante fermare tutti, ma dedicare ad ognuno il tempo necessario, anche se questo significava un minor numero di voti».

Tutt’altro che puro altruismo: ognuno si è mosso innanzi tutto per sé. Gente come Tommaso, che studia Ingegneria a Trieste, provocato dalla sfida lanciata da un amico a verificare la pertinenza della fede con la vita, quindi anche con la politica. Oppure come quei ragazzi del Camerun, conosciuti dagli amici di Ferrara durante una partita di calcetto femminile, coinvolti all’ultimo eppure in prima linea, affascinati da ciò che gli veniva proposto.

Niente dati ufficiali ancora, come si diceva. Arriveranno settimana prossima. Eppure un qualcosa, a guardare i tanti fatti che raccontano da tutta Italia, si può dire: queste elezioni sono state innanzi tutto occasione di riaccorgersi del luogo in cui ci si trova e riscoprire l’amicizia con gli amici del Clu e i compagni di corso. In quanti hanno detto, infatti, che «i frutti più sorprendenti dell’implicarsi sono stati proprio gli incontri fatti in università». Riccardo, per esempio, studente di Roma, quando racconta del rapporto nato con un professore del dipartimento di Matematica, colpito dalla loro presenza. O Silvia, candidata per gli organi interni a Beni Culturali in Cattolica a Milano, e l’amicizia nata con una “avversaria” della sua stessa facoltà, che ha cominciato a fare campagna elettorale perché rilanciata dal modo in cui si muoveva lei.

«Questi incontri sarebbero potuti anche non accadere», commenta Giordana: «Il momento delle elezioni è stato comunque una grazia, un’occasione di conversione. Ho capito che noi portiamo quello che il mondo aspetta. Tutto quello che attendono i miei compagni è Gesù, e a me è accaduto gratis. Per questo non posso stare con le mani in mano». Le fa eco Claudia, da Venezia: «Se anche in termini di voti queste elezioni fossero andate male sarei pronta subito a ricominciare la campagna elettorale», per questa tensione, per il gusto di vita che occasioni come queste vissute così fanno riemergere. «Questo è ciò che desidero: essere continuamente provocata e abbracciata. E comunicarlo a tutti».

Altre news

Pagina:  1  2  3  4  5 

Credits / © Soc. Coop. Editoriale Nuovo Mondo Via Porpora 127, 20131 Milano P.I. 02924080159 / © Fraternità di Comunione e Liberazione per i testi di Luigi Giussani e Julián Carrón / Note legali