QUALE SPERANZA PER HAITI?
Secondo le prime stime, sono tra le 100.000 e le 500.000 le vittime provocate dal terremoto che martedì notte ha raso al suolo Haiti.
Inevitabilmente è grande il contraccolpo di fronte a tanta sofferenza e tanto male, che ci feriscono profondamente perché ci sembrano del tutto inspiegabili.
Che senso ha quello che è accaduto? Perché devono esserci ancora una volta tanto male e tanta sofferenza?
A evidenziare quanto il nostro cuore ferito avverta potentemente tanto dolore, è la grande opera di volontariato che da subito è partita da tutte le parti del mondo e alla quale ci uniamo immediatamente con le modalità riportate in fondo al volantino.
Ci accorgiamo però che tale spinta benevola, così giusta e umana, non si potrebbe mantenere senza un orizzonte più ampio del proprio impegno, che permetta all’impegno stesso di durare nonostante le difficoltà e di non spegnersi domani nell’indifferenza delle tante cose che ciascuno “deve fare”.
Essere cristiani significa aver incontrato una storia di bene che, nonostante tutta la nostra incomprensione dinanzi al male, ci fa essere certi che c'è un bene per tutti, che la vita, la morte e il dolore hanno un significato.
L'unico orizzonte adeguato per sostenere l’urto e la ferita che le immagini di giornali e televisioni suscitano, infatti, è che la vita abbia un compito, che ci abiliti a partecipare anche alla ricostruzione di Haiti, rilanciandoci a vivere ogni giorno, ovunque siamo, testimoniando nella vita quotidiana che c'è un disegno buono su di noi e sulla nostra esistenza, che la vita ha un senso, un significato.
Comunione e Liberazione Universitari - Abruzzo
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