di Matteo Foppa Pedretti*
23/03/2012 - La svolta sul tirocinio formativo attivo e tre ragioni che fanno di questa «una buona notizia». In primis, la separazione tra abilitazione e immissione in ruolo. Un insegnante spiega perché «non esiste un “archetipo” di scuola a cui tutti devono tendere»
Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo.
Il fatto che si sia sbloccata la situazione del tirocinio formativo attivo (Tfa) per gli insegnanti è finalmente una notizia positiva. E questo per una serie di buoni motivi. Ognuno dei quali, essendo per davvero un buon motivo, apre interrogativi e problemi che, per quanto pongano alcune specifiche difficoltà, costituiscono altrettante opportunità per rivedere alla radice il concetto e il significato della professione dell’insegnante, per ridisegnarne lo scopo e la percezione sociale, e in ultima analisi per togliere la scuola italiana dalle sabbie mobili in cui è impantanata.
Innanzitutto il Tfa è una buona cosa perché riconosce che l’abilitazione dell’insegnante ha molto a che fare con l’esperienza concreta della persona nell’esercizio di una professione, che come tutte le professioni, è fatta di conoscenze di cui il professionista è portatore, di capacità di leggere e muoversi in un contesto lavorativo, di potenzialità verificate relative alla capacità di ottenere risultati positivi nell’istituzione in cui si opera. Strutturare l’accesso al percorso professionale del docente attraverso un tirocinio vuol dire considerare e valutare la sua capacità professionale attraverso l’esperienza in un contesto reale, e non a prescindere da esso.
Perché questo fondamentale risultato si ottenga, e diventi patrimonio acquisito della scuola italiana, occorre far sì che già da questa prima tornata l’accesso al Tfa sia legato in modo sostanziale ai risultati ottenuti e al curriculum che ogni candidato ha già maturato, oltre che alle competenze professionali specifiche relative al funzionamento della scuola: legare l’accesso al Tfa alle sole competenze disciplinari, significherebbe comprometterne seriamente la reale portata innovativa.
*insegnante e membro del direttivo di Diesse
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