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ROMA CITTÀ APERTA

Il cinema riparte dall'uomo

di Luca Marcora

23/09/2011 - Storie di persone "reali". Sottratte all'ideologia. Con il capolavoro di Roberto Rossellini sull'Italia del '45, esplode uno «sguardo appassionato» che cambia la storia del grande schermo. Come se il regista «vedesse il mondo per la prima volta»

L’apparizione di Roma città aperta sugli schermi italiani il 27 settembre 1945, benché all’inizio ebbe scarso successo in Italia, ha segnato un punto di non ritorno non solo nel modo di fare il cinema, ma anche nel modo di guardare la realtà da parte degli spettatori.
«L’arma più forte», come Mussolini aveva definito la settima arte, era stata fino ad allora piegata alla propaganda dell’ideologia fascista, da una parte magnificando le gesta del suo Duce, dall’altro proponendo un modello disimpegnato di società benestante e tranquilla - il cosiddetto cinema dei “telefoni bianchi” -, completamente distaccato dalla situazione reale del Paese. Come un fulmine a ciel sereno era poi arrivato nel 1943 Ossessione di Luchino Visconti, che, con grande scandalo delle autorità, fin dalla prima inquadratura aveva osato calare la macchina da presa tra il sudore e il fango di una società non proprio così idilliaca come si voleva far credere. Ma la vera rivoluzione doveva ancora arrivare.
Anche Roberto Rossellini proveniva dal cinema di propaganda: La nave bianca (1941), Un pilota ritorna (1942) e L’uomo dalla croce (1943) compongono una ideale “trilogia fascista” in cui il contenuto ideologico - il sacrificio del singolo ha sempre come orizzonte ultimo il bene della Patria - è però sempre attenuato da uno sguardo realmente appassionato all’uomo. Proprio questo sguardo esplode poi in questo capolavoro del 1945, portando il regista romano ad inoltrarsi con la macchina da presa tra le strade di una Roma che stava “realmente” incominciando a risvegliarsi dal lungo incubo della guerra, scrutando discretamente l’orizzonte fatto di macerie alla ricerca di uomini e donne “reali”. E lo sguardo sui personaggi è miracolosamente privo di qualsiasi forzatura ideologica: Rossellini racconta con la stessa partecipazione commossa la quotidiana lotta del partigiano comunista Manfredi e quella di don Pietro (ispirato alla figura di don Giuseppe Morosini, fucilato dai fascisti il 3 aprile 1944) senza fare distinzione alcuna tra il loro credo, ma piuttosto lasciandosi guidare dal loro coraggio fino al sacrificio stesso della vita.
Nasce così il Neorealismo che, come scrisse Italo Calvino nella celebre prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno (Einaudi, 1964), «non fu una scuola, ma un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, specialmente delle Italie fino allora più sconosciute». Cambia la storia del cinema, ma, proprio come suggerisce Calvino, cambia anche la percezione della realtà da parte dello spettatore: se alla sua nascita il cinema «con la dinamite dei decimi di secondo ha fatto saltare questo mondo simile ad un carcere» (Walter Benjamin), portando gli spettatori ad accorgersi, quasi fosse la prima volta, della realtà che li circondava, lo stesso accade, forse anche più radicalmente, con il Neorealismo: «Si riparte da zero. L’occhio della cinepresa pare ritornato al punto da cui hanno preso le mosse i fratelli Lumière. Ripartire da zero significa riscoprire il mondo come se si presentasse per la prima volta di fronte agli occhi del regista. […] A partire da Roma città aperta nasce un modo di accostarsi all’uomo e ai suoi rapporti con persone e cose che lo circondano destinato a diventare presto patrimonio comune del cinema mondiale e a orientare, come l’ago di una bussola, le scelte stilistiche, tematiche e narrative di molti autori delle generazioni successive» (Gian Piero Brunetta).
A questa pellicola seguiranno altri due capolavori - Paisà (1946) e Germania anno zero (1948), che nei prossimi mesi verranno anch’essi pubblicati per la prima volta in Italia in versione restaurata a cura di Flamingo Video - formando così una nuova “trilogia della guerra”, nella quale Rossellini approfondirà ulteriormente questo nuovo sguardo neorealista, prima di iniziare a virare verso una diversa concezione di fare cinema.

Roma città aperta (ITALIA 1945) di Roberto Rossellini
con Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Marcello Pagliero, Francesco Grandjacquet
Blu-Ray e DVD: Flamingo Video


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