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Liberi o al di sopra di ogni sospetto?

di Luca Marcora

19/10/2011 - Il capo della "omicidi" di Roma, nel giorno stesso in cui viene promosso alla guida dell’ufficio politico, uccide la sua amante. Storia di un uomo che sacrifica la propria libertà al mito della legge e dell'ordine

Gli anni ’70 rappresentano indubbiamente un periodo di grande creatività per il cinema italiano: proprio quando i grandi vecchi (Antonioni, Fellini, Rossellini, Visconti, ecc.) sembrano non avere più nulla da dire, sul grande schermo trionfa il cinema di genere, dove è possibile trovare la perla in mezzo a tante cialtronerie, e più in generale un cinema che sperimenta su se stesso per cercare di cogliere adeguatamente i fermenti di quella transizione verso un mondo nuovo che sembrava essere un traguardo facilmente a portata di mano.
Elio Petri è il regista che, più abilmente di altri, riesce a padroneggiare il complesso rapporto tra cinema commerciale e autentico impegno politico, come in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, definito da Lino Micciché «un pensoso paradosso, godibile per una sua non mistificante efficacia spettacolare, ma inquietante, allarmante, angoscioso». Attraverso una trama da film giallo (messa in scena da una squadra di altissimo livello su cui spiccano l’interpretazione realmente mostruosa di Gian Maria Volonté e la beffarda musica di Ennio Morricone) Petri intesse una riflessione simbolica sul Potere e sui meccanismi della sua sopravvivenza. Che cosa fa il Potere? Innanzitutto genera una nevrosi nell’uomo per privarlo della propria libertà, come nel caso del protagonista la cui schizofrenia diventa lo strumento che il Potere usa per verificare la sua tenuta e il suo status di “verità assoluta”: «Continuando a vivere in lui, seppure scissi, l’uomo schizoide e il poliziotto paranoico», dopo l’assassinio «aveva seminato di prove e testimonianze il luogo e le circostanze del delitto, nell’intento, fra l’altro (ecco dove la scissione si ricompone in un’unità: nel Potere), di dimostrare d’essere “al di sopra di ogni sospetto”» (Micciché). Ad essere narrato attraverso lo sguardo alterato di questo funzionario di polizia è dunque «il “diario di uno schizofrenico”, […] un lamento sulla deformazione morale e mentale cui conduce l’esercizio del Potere quando è privo di controlli. […] È la contemplazione della miserabile condizione dell’uomo, servo d’un Principio superiore, del mito della Legge e dell’Ordine, cui sacrifica la propria libertà e quella altrui» (Giovanni Grazzini).
È evidente quindi che solo l’uomo autenticamente libero può essere il vero antagonista al Potere, ma - ed è questa lo cosa più angosciante - nel film di Petri non sembra essercene traccia: tutti, più o meno inconsciamente, sono pedine di un gioco gestito da altri. Come il giovane contestatore che ha tutti gli elementi per inchiodare definitivamente l’assassino avendolo visto di persona sul luogo del delitto; ma «il ragazzo, inconsapevole alter ego del poliziotto, ragiona come lui, limitandosi a ribaltare i termini del sofisma: io non ti denuncio perché al mio assolutismo fa comodo credere che quanti dirigono la repressione politica siano tutti criminali come te» (Grazzini).
Già nel 1970 Petri sembra rendersi conto del vicolo cieco verso il quale la società in subbuglio rischiava di dirigersi; così il ritratto graffiante assume i connotati tetri di un’amara e pessimistica visione di un futuro sempre più permeato da un Potere onnipresente, che tende a realizzare un governo capillare delle reazioni dell’uomo, manipolandolo per renderlo adatto alle esigenze funzionali alla sua esistenza. L’uomo libero è l’unico vero nemico di questo potere; dov’era in quel 1970?

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (ITALIA 1970) di Elio Petri
con Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan
DVD: Lucky Red

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