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Milano, una città madre

di Paola Bergamini

08/11/2011 - L’allenatore di rugby, il panettiere musulmano, le suore del Nocetum. Sono tra i tanti protagonisti della vita che pulsa nella metropoli lombarda, che accoglie senza calcoli «ma lascia un segno indelebile sui suoi figli»

C’è il rumore della cipolla che sfrigola prima di buttare il riso, c’è il profumo del pane, ci sono soprattutto luoghi e persone che rendono viva una città. I racconti degli studenti dei corsi di Etnografia e dei partecipanti alla scuola di scrittura creativa Flannery O’Connor tenuti da Luca Doninelli, che ha anche selezionato, sono una scoperta, anzi, un viaggio in una Milano che non è più quella “da bere”, ma che ha nuove meraviglie da mostrare. A seguire le storie ci si inoltra nelle strade di Affori, al Trotter di via Padova, e poi si passa nella centralissima Vincenzo Monti o quella sconosciuta di Fiori Oscuri nella modaiola Brera, e “camminando” si supera il confine e ci si trova a San Donato a Cerchiate, alla periferia. Tutti luoghi dove si fanno incontri: la droghiera che è lì da una vita e aiuta il barbone Alessandro, le due sorelle che mentre servono al bar “traducono” le espressioni dialettali - loro che di Milano non sono - e poi l’allenatore di rugby, il panettiere musulmano, le suore del Nocetum, gli anziani della bocciofila, i commercianti dei mercati. In uno stile a volte asciutto, secco – ma Milano è un po’ così - si sente pulsare la vita. In questa città multietnica, non è vero che c’è solo individualismo, globalizzazione, disgregazione e tutto il resto che pur un po’ ci sta. È una città madre cioè «una città che lascia un segno indelebile sui suoi figli», anche quelli che sono arrivati da poco e da Paesi lontani ed è capace di aggregare, di dare senza voler fare troppo i conti prima sul cosa si riceve. Ed è per tutti. Mica cosa da poco. Proprio quel mica da cui deriva michetta: una cosa piccola, da centellinare perché poi non ce ne è più.
Forse è per questo che, chiuso il libro, viene in mente un vecchia canzone di Alberto Fortis, Vincenzo io ti ammazzerò, che a un certo punto dice: «Milano sono contento che ci sei». È così.

A cura di Luca Doninelli
Michetta Addio
Guerini e Associati
pp. 220 - € 14,50




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