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MILANO

Reincontrare l'amico di una vita

di Letizia Casella

29/05/2015 - "Vita di don Giussani" alla scuola Regina Mundi. A raccontare del sacerdote brianzolo l'autore, Alberto Savorana, ed il rettore dell'istituto, Massimo Massagli. Un fascino che ha portato perfino a «frequentare due volte lo stesso corso»

L'auditorium della scuola Regina Mundi, in via Boncompagni 18 a Milano, il 28 maggio è pieno. Ci sono genitori e insegnanti, ma anche persone residenti nella zona e giovani studenti dell’Istituto Paritario, che abbraccia tutti gli ordini di scuola, dall’asilo nido fino alle superiori. C’è un clima di familiarità e quasi di festa, che si addice all’occasione: la presentazione del libro Vita di Don Giussani di Alberto Savorana, infatti, precede l’apertura della manifestazione "ReginaMundinfesta", in programma dal 3 al 6 giugno, durante la quale la scuola si apre agli studenti, alle famiglie e al quartiere con incontri, mostre, concerti e momenti di condivisione.


Tra le mostre allestite quest’anno c’è anche quella dedicata a don Giussani, dal titolo "Dalla mia vita alla vostra", inaugurata la sera della presentazione. «Ricordare la sua figura», esordisce Massimo Massagli, Rettore della scuola e relatore dell'incontro insieme a Savorana, «è il miglior modo per iniziare un momento di festa». Un ricordo che non è rimpianto né devozione, ma l'occasione di incontrare don Giussani, o di rincontrarlo, per chi, come Massagli, ha avuto modo di conoscerlo di persona dall’età di 14 anni. «Ai raduni di Gioventù Studentesca a Pesaro seguirono gli incontri personali presso il convento milanese dei Cappuccini di via Kramer, insieme a padre Emmanuel, amico di una vita; e ancora, le lezioni di teologia all’Università Cattolica del S. Cuore, così affascinanti che dopo aver dato i due esami previsti ho scelto di rifrequentare il corso del primo anno», racconta Massagli.

Cosa colpì allora un giovane studente di filosofia, e continua a colpire oggi chi si confronta con la figura del sacerdote brianzolo? «Davanti a me avevo un prete», continua Massagli, «ma anche il più grande difensore della razionalità della fede che io abbia mai conosciuto. Non si limitava infatti a definire la ragione, ma la rendeva chiara e concreta». Un metodo, questo, in grado di svelare la "pertinenza della fede", cioè la sua corrispondenza alle esigenze del cuore, senza imporre e censurare nulla, ma sempre invitando a mettere in gioco tre dimensioni: esperienza, verifica e confronto. «Non partiva da un discorso, ma dalla vita, esortandoci a verificare le cose attraverso l’esperienza e a confrontarle con le esigenze originali di giustizia, bellezza e verità», prosegue ancora Massagli. Basti pensare che in Cattolica spesso arrivava in aula con dei ritagli di giornale: «Leggeva gli articoli e poi ci sfidava: voi siete d’accordo?».

Don Giussani non ha mai inteso fondare nulla, tantomeno una scuola. Eppure l’esperienza da lui generata ha portato alla nascita di moltissimi istituti, per il desiderio dei genitori che i propri figli potessero incontrare il fascino che lui testimoniava. «È stato un grande educatore perché aveva lui stesso il problema di vivere autenticamente. Il suo più grande timore era quello di sprecare la sua vita».

Una vita che i suoi testi e la sua biografia aiutano a vivere ancora oggi come presenza, come è accaduto ad Alberto Savorana negli oltre cinque anni di lavorazione del suo libro: «Ho avuto la fortuna di condividere la mia esperienza e il mio lavoro con don Giussani per vent'anni, ma nei cinque in cui ho lavorato per il libro il confronto quotidiano con i fatti della sua vita mi ha permesso di conoscerlo come non lo avevo mai conosciuto, dettandomi, quasi senza che me ne accorgessi, l'indice». Da qui la scelta di non lasciare spazio ai ricordi personali, ma solo al nudo racconto di alcuni episodi della biografia del "Gius": «La sfida è che i lettori possano trarne lo stesso giudizio che ne ho tratto io».

Giussani, del resto, per tutta la vita ha parlato di fatti che gli capitavano. Si tratta di fatti spesso semplici, che molti di noi potrebbero ritrovare nella propria esperienza, ma con la differenza che lui ne ha sempre tratto una lezione: il senso dell’altro dal papà che lo esortava a dire “buongiorno” ai passanti, il senso del mondo dalla mamma che lo invitava a pregare per i bambini poveri, e poi l’inizio della conquista della ragione a 11 anni, al momento di entrare in seminario, quando il padre, socialista, gli raccomanda: «Qualsiasi cosa ti dicano, dattene ragione».

E così il piccolo Luigi farà, senza mai accontentarsi, fino alla crisi attraversata a 13 anni, segnata dalla scoperta dei testi di Giacomo Leopardi, e al "bel giorno" che a 15 gli stravolge la vita attraverso le prime righe del Vangelo di Giovanni, svelandogli la risposta al bisogno suo e dell’uomo: Gesù Cristo. «Da quel giorno», ricorda Savorana, «Giussani sente come utilità della vita il far conoscere agli altri quello che lui ha conosciuto. L’aver trovato una risposta, invece che metterlo a sedere, ha scatenato in lui il dramma della vita, spingendolo a chiedersi di fronte a tutto: cosa c’entra?». Da qui anche il suo ruolo di educatore, fondato sull’attivazione della libertà dell'altro: «Giussani aveva una tale stima delle persone che aveva davanti», sottolinea l’autore del libro, «da consegnare loro l'onere della prova. Da qui nasce il rischio educativo: un rischio sospeso alla libertà dell’altro».

È così che tuttora don Giussani, anche attraverso il racconto della sua vita, si fa incontro all’altro, con la dinamica che papa Francesco ha ricordato come caratteristica principale del suo genio: l’incontro. Lo testimonia in conclusione Savorana, che nell’ultimo anno e mezzo ha partecipato a oltre settanta incontri di presentazione del suo libro. «Ogni volta vedo succedere qualcosa, e resto sorpreso da interlocutori laici e spesso lontani dal cristianesimo che alla fine mi dicono: "Mi interessa! Possiamo rivederci?". È l’esperienza della misericordia, che li fa sentire abbracciati, accolti, presi sul serio».

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