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COMETA

Tra educazione e innovazione: «Alzatevi, tocca a voi»

di Gabriella Meroni

30/09/2014 - A Como il seminario internazionale della scuola professionale Oliver Twist. Con relatori da tutta Europa a portare il loro contributo. Da dove parte la novità? Tre parole chiave: «desiderio, bene e quotidiano»

Qual è la vera novità a scuola? Semplice: sei tu. Più dei tablet, più delle lavagne multimediali, più di ogni riforma, dell’autonomia e perfino della Buona Scuola di Renzi. Perché se dietro al banco (e dietro la cattedra) c’è un io già addormentato, non c’è schermo touch che tenga: nessuna innovazione o buona idea potrà mai premere “start”.

Siamo in Cometa, la realtà comasca nata come esperienza di comunione tra famiglie e accoglienza di minori e ora punto di riferimento per il sistema scolastico italiano con la scuola professionale “Oliver Twist”. Nel corso del seminario internazionale del 25 settembre dedicato all’Innovazione Sociale, che ha radunato qui esperti da tutta Europa, si alternano gli interventi dei relatori e dei ragazzi della quarta classe dell’alberghiero e dell’area tessile, mescolati a coetanei venuti dai licei milanesi del Leone XIII. A introdurre il tema e a legarlo al mondo dell’istruzione ci pensa Erasmo Figini, uno dei fondatori di Cometa: «Esistono luoghi che per natura creano innovazione sociale, e questo è uno di quei luoghi», spiega. «Il motivo sta tutto nella sua origine, fondata su tre parole: accogliere, amare, educare. Noi ci richiamiamo ogni giorno a questo, e vivere qui con i nostri ragazzi ci ha restituito la certezza di un bene comune dentro la semplicità del quotidiano. Per questo non si spegne il desiderio».

Desiderio, bene, quotidiano. La novità non può che partire da qui, perché se il cuore che desidera non incontra un luogo che lo sostenga nella sua ricerca, tutto è destinato a finire. «Siamo nell’epoca dell’ipervelocità, ma questo non significa che l’educazione possa prescindere dal passato, dalla tradizione, che fornisce gli strumenti per affrontare il nuovo», chiarisce il professor Juan Carlos De Martin, docente presso il Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino: «però spesso si racconta il passato eliminando quello che apparentemente non ha funzionato, come se fosse inutile soffermarsi su quello che non ha avuto successo; è sbagliato, perché così non si alimenta il senso del possibile. Bisogna invece nutrirsi del passato distinguendo cosa conservare e cosa innovare. Questa capacità di discriminare è essenziale: vogliamo innovare, ma a volte innovare vuol dire preservare».

Una prospettiva inedita, soprattutto per un tecnico, che pone ancora una volta al centro la persona e che qui in Cometa trova terra fertile: basti pensare che il tavolo dove si è servito il coffee break è fatto a mano con un legno di ulivo di mille anni, che ancora si torce e si spacca, tanto è vivo.

E scommette sull’iniziativa personale anche il professor Geoff Mulgan, ex collaboratore di Tony Blair e oggi a capo di Nesta, la maggiore agenzia britannica per la promozione dell’innovazione sociale e tecnologica, che è venuto a Como per conoscere meglio «questa scuola d’eccellenza» ed è convinto che anche per uscire dalla crisi occorre puntare su «i cervelli che si attivano in tutto il mondo per risolvere i problemi, non con le leggi, ma con azioni pratiche. Piccole, ma incisive e leggere, tecnologiche, ma umane». E fa l’esempio di ong e associazioni no profit che non hanno aspettato il via libera dei governi, ma si sono buttate nella mischia offrendo istruzione ai bambini, servizi alle famiglie o anche semplicemente modi nuovi di viaggiare e avvicinare Paesi e culture diverse. «La politica è in ritardo, come sempre», bacchetta il professore, «perché cerca di ripristinare la situazione pre-crisi e non prepara la nuova economia e le opportunità necessarie per il futuro. Il cambiamento invece sempre viene dal basso, dalle persone».

Già, la politica. Ad ascoltarlo attento c’è anche un esponente del Governo, il giovane (36 anni) capo Dipartimento del Ministero dell’Istruzione Alessandro Fusacchia. Che a sorpresa prende la palla al balzo e attacca il centralismo statalista: «Dobbiamo uscire dall’idea che qualche superministero o supertecnico sforni la ricetta magica», ha esordito: «Dobbiamo fidarci di voi, dei modelli come questo di Cometa che mettono in relazione la scuola e il mondo del lavoro, anche se ovviamente il ruolo del governo rimane. Però non esiste che il ministero decide cosa si studia dalle 9 alle 10 in tutte le scuole, questo è un modello vecchio che non funziona più». Sollecitato dalle domande dei ragazzi della Oliver Twist, che gli chiedono come mai in Italia ci sono così poche opportunità di formazione per chi vuole entrare nel mondo del lavoro, Fusacchia invita a «non aspettare che i cambiamenti arrivino dall’alto: alzatevi, tocca a voi. Dovete dimostrare ai grandi che avete fame, fame di mondo e di vita, ve la dovete giocare». Una citazione che riprende lo Steve Jobs di «stay hungry, stay foolish», ma che ancora una volta rimette la palla al centro, come a mostrare che la partita è ancora tutta da giocare. Invito a cui non si sottrae Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, che parte con un’altra citazione, quella della canzone di Enzo Jannacci, Ho visto un re, inno alla tristezza di un contadino a cui hanno rubato tutto e che il re vorrebbe vedere invece allegro. «Il potere vi vuole allegri perché se uno è triste è perché desidera un bene che manca, quindi è sempre in ricerca, vuole migliorarsi e cambiare le cose. Questo fa paura al potere. Allora ci vogliono scuole in cui si “educa” alla tristezza, la si coltiva, perché è la sola leva del cambiamento. Cometa è così».

Tra i ragazzi in sala, nessun imbarazzo. Le facce sono tutt’altro che tristi, ma dall’attenzione con cui seguono il ragionamento si vede che hanno capito: la tristezza di cui si parla non è depressione, né malinconia. Semmai c’entra con quella gigantesca statua di un gorilla che accoglie i visitatori nell’atrio della Oliver Twist, e sopra la quale campeggia la famosa terzina dell’Inferno in cui Ulisse sprona i suoi a veleggiare oltre le Colonne d’Ercole perché «fatti non foste a viver come bruti». Da gorilla a cacciatori di «virtute e canoscenza», insomma, sospinti dal desiderio di un bene assente. Da questa mattina, è la promessa della scuola.

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