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EDUCAZIONE In lotta per riguadagnare quel che è stato perso

di Francesco Valenti

19/02/2009 - Il 14 febbraio a Milano duemila insegnanti, presidi e dirigenti si sono trovati per discutere cosa vuol dire educare. Ecco cosa è emerso nel convegno dell'associazione “Il rischio educativo”

Viviamo un’emergenza educativa che è anche un’emergenza culturale. Come affrontarla? Rimettendo al centro la domanda su quale ipotesi di spiegazione della realtà permetta di vivere con un senso. Sono queste le considerazioni all'origine del convegno annuale dell'associazione culturale "Il rischio educativo", promosso in collaborazione con Fondazione per la Sussidiarietà, Foe, Diesse e DiSAL presso l'Università Cattolica di Milano. L'appuntamento, dal titolo «Coscienza religiosa e cultura moderna: percorsi della ragione e dell’istruzione», è stato seguito da circa duemila partecipanti tra dirigenti, presidi, direttori e docenti, provenienti da tutta Italia e dall'estero.
Nell’introduzione, Onorato Grassi (docente dell'Università Lumsa di Roma e presidente del comitato scientifico dell’associazione), ha evidenziato come «ogni scuola, e in particolar modo la scuola libera, nasce dall’esigenza di comunicare e condividere un’ipotesi culturale, che permette di avere un contatto con la realtà perché consegna un’ipotesi di significato». Per Grassi, i testi di don Giussani dedicati all’educazione possono costituire «una piattaforma condivisa di una scuola che intenda assumere come ipotesi l’educazione alla realtà intera». È il caso della scuola statale “Don Luigi Giussani” di Ascoli Piceno (Tracce ne aveva parlato nel gennaio 2007). Grassi ha poi ripreso numerose osservazioni giunte dalle scuole che hanno partecipato al convegno, segno di interesse ad un lavoro comune tra docenti, direttori e presidi: 126 incontri solo nell'ultimo anno, cui hanno partecipato più di 4mila persone.
Costantino Esposito (Università di Bari) è entrato nel merito del rapporto tra coscienza religiosa e modernità, prendendo spunto dalla visione di uomo e mondo nelle Confessioni di sant'Agostino: «Il nostro cuore è inquieto finché non trovi la sua soddisfazione in Te». Lo svolgimento della ragione, secondo Esposito, nasce quindi in relazione con la propria esperienza di felicità totale, dove il rapporto con l’Altro è all’origine. Il filosofo ha poi affrontato «il dramma del soggetto moderno: la distanza che separa l’uomo dalla sua soddisfazione, legandolo ad un’attesa confusa e morbosa». Una crisi dell'io cui far fronte con questa sfida: «educare alla religiosità autentica oggi è educare alla ragione, intesa come spazio dell’incontro tra l’io e la realtà».
Durante i lavori sono stati presentati vari esempi di questa concezione della ragione. Il critico d’arte Giuseppe Frangi ha affrontato il senso religioso nell’arte moderna (affrontando artisti come Klein e Matisse, Van Gogh e Cézanne), in un intervento su «L’arte senza Chiesa, la Chiesa senza arte». Lorenza Violini (Università degli Studi di Milano) ha presentato il rapporto che intercorre tra i fondamenti dell’idea di uomo e le sue espressioni nel campo del diritto, partendo da un’analisi della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948. Dichiarazioni che «possono essere considerate manifesti di un’antropologia da comprendere», in cui «la persona talvolta è ridotta in termini di legge e di cittadino». Nella relazione finale, padre Giuseppe Tanzella-Nitti (Pontificia Università della Santa Croce a Roma) ha illustrato il cammino della ragione scientifica, da intendere «come un consolidamento e un ampliamento dell’esperienza umana unitaria».
Una proposta educativa che abbia a cuore lo sviluppo della coscienza religiosa deve entrare negli interessi quotidiani della cultura, delle attività, delle forme e delle materie. In modo che il significato della vita diventi pratica della vita. Lo hanno evidenziato questo convegno e i versi di Thomas Stearns Eliot letti da Stefano Braschi: «C’è solo la lotta per riguadagnare quel che è stato perso / e trovato e perso ancora e ancora: e ora, in condizioni / che appaiono sfavorevoli. Ma forse né guadagno né rovina. / Per noi, c’è solo da cercare. Il resto non ci riguarda».

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