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COLLOQUI FIORENTINI

La ricerca di significato in Foscolo

24/02/2012 - Ecco la prima puntata del diario dei tre giorni di studio sull'autore di Zante. Dopo un primo ciclo di lezioni sul poeta, i ragazzi non hanno smesso di discutere fino a notte. Pronti per ricominciare la mattina dopo...

Sono le 22.50 e siamo ancora qui. Tre studenti e un professore di Milano. In un pub di Firenze, a discutere di Foscolo, del materialismo, di Teresa e anche di Beatrice.
Cosa è successo? Stamattina siamo partiti da Milano alle 6.30 e siamo arrivati a Firenze, giusto in tempo per perderci alla ricerca di un parcheggio, ed entrare trafelati alla XI edizione dei Colloqui Fiorentini, cui hanno preso parte altri duemila studenti da tutta Italia. Quest'anno il dialogo è su Foscolo e prende il titolo da un suo passo di prosa: "Tu passeggerai sovra le stelle".
Quando siamo entrati il sindaco Matteo Renzi stava facendo i suoi saluti. «L'uomo è uomo nel momento in cui si interroga sul significato della vita, come Foscolo ha testimoniato con la sua opera», ha detto Renzi: «Il mondo ha bisogno di uomini così». L'intervento introduttivo lo ha tenuto il professor Diego Picano che ha dettagliato l’animo assetato di significati del Foscolo, un uomo che si è posto di fronte alla vita senza mezzi termini. Per fortuna la mattinata era solo all'inizio.
Il professor Giovanni Maddalena, docente di Filosofia all'Università di Torino, è entrato subito nel vivo della questione ponendoci tre domande: «Quale è la teoria del significato di Foscolo? Cosa intende per creatività? E perché, in giovane età, ha abbandonato la poesia per darsi alla critica?». Spaziando tra Tolkien, Pierce e Barfield ci ha spiegato di come il poeta fosse convinto che la cosa più reale che c'è sono i significati, gli ideali. E che per lui anche la vita sociale e l'impegno politico erano un gesto artistico: tutta l'esistenza doveva essere un insieme di azioni che portava un significato ideale. Per questo egli intendeva la poesia come un “gesto compiuto”, ossia un gesto più completo degli altri. Ma, secondo Maddalena, a un certo punto l’autore di Zante si sarebbe sentito incapace di realizzare da solo tutti gli ideali: di bellezza, di giustizia e di libertà, che avevano animato la sua vita. Egli allora aveva abbandonato la poesia insieme all'impeto ideale che l'aveva animata, e si sarebbe acquietato nel mestiere di critico. Maddalena ha concluso ricordando una frase che Cézanne disse a un suo critico, che era anche pittore: «Non fate della critica, fate della pittura! La salvezza sta in questo!».
Infine alcune riflessioni sul valore della memoria, che Elena Pontiggia, docente di Storia dell'arte contemporanea all'Accademia di Brera, ha fatto parlando di Canova e del neoclassicismo, hanno gettato altra carne al fuoco, che è stata poi alimentata nel pomeriggio da animate discussioni tra i circa duemila ragazzi, divisi in diversi seminari.
È quasi mezzanotte e ci conviene andare a letto, visto che alle 8.30 si ricomincia!
Jacopo, Elena, Francesca, Daniele

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