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A NAPOLI Per scoprire "il sole tra i vicoli"

14/01/2009 - Una vacanza invernale diversa dal solito. Trecento ragazzi lombardi hanno incontrato gli amici campani. Una novità continua, che ha sfidato senza tregua l'esperienza di ciascuno

Jamm' a vedè era stato il leit motiv della vacanza estiva. Al Meeting qualcosa avevamo cominciato a vedere: a “Piazza Napoli”, o con Alfredo Minucci, cantautore partenopeo che era venuto a trovarci al GsPoint. Colpiti da quello che avevamo vissuto in estate siamo andati in vacanza invernale a Napoli, invitati dai nostri amici del Rione Sanità. Trecento studenti, di varie comunità. Siamo partiti per questa avventura e abbiamo incontrato delle persone affascinanti, che ci hanno fatto scoprire la bellezza della loro città. Ecco la novità della vacanza: poter guardare Napoli con gli occhi di chi ci vive, scoprire che quel “sole tra i vicoli” di cui parlano tanto è la loro stessa umanità. Una vacanza diversa, con i ritmi dettati dalla novità di vita portata da chi incontravamo di volta in volta. E la prima serata questo l’ha messo subito in evidenza. Sono venuti a trovarci Ciro, Salvatore e altri loro amici universitari. Ciro ha raccontato con semplicità la sua storia, uno scugnizzo abbandonato da tutti che nell’incontro con un insegnante ha ritrovato se stesso. E che oggi si è iscritto all’università. Poi lo sguardo pieno di vita di Salvatore, che ci ha fatto gustare la semplicità del popolo napoletano, della gente di Rione Sanità; come Anna, una donna fantastica, che chiagne tutt’e sere. Si è commossa anche con noi, raccontando la sua storia e l’incontro con questa compagnia. Ancora, Giuliana che descrivendo i vicoli e le chiese a un certo punto si ferma e ci dice: «Mostrandovi quello che abbiamo davanti, voglio dirvi chi sono io».
Così ogni particolare ha preso valore, è diventato sfida per l’esperienza di ciascuno di noi, un paragone continuo tra il cuore e ciò che guardavamo. Fino all’esplosione di vita che ha riempito la serata con Alfredo: attraverso le sue canzoni abbiamo partecipato del miracolo che ha cambiato la sua vita. Vacanza strana, in cui ci ha colpito anche lo scoprirci cambiare, il maturare del nostro atteggiamento nel seguire, nel parlare fra di noi. Stupiti e con un cuore ardente come quello di Giovanni e Andrea che corrono verso il sepolcro raggiunti dalla notizia che Cristo era ancora vivo. Egli c’è! È questa l’evidenza che scaturisce dai loro volti. E dai nostri: lieti, sorridenti, vivi. Siamo fragili come sempre, ma pieni della certezza che viene dall’aver visto il Mistero all’opera. E per questo pronti ad affrontare tutto pretendendo nulla di meno di quel “di più” di umanità che abbiamo visto.
(Jaio, Veronica, Marco, Lollo, Federico, Cecilia, Abbiategrasso - Milano)

Ecco alcune delle lettere che i ragazzi hanno scritto dopo la vacanza

Dalla vacanzina a Napoli sono tornata piena di vita! Sono entusiasta di quello che abbiamo fatto e detto, dei luoghi visitati, ma soprattutto delle amicizie che sono nate. Non avrei mai pensato che potesse nascere un rapporto così bello nel giro di pochi giorni, e invece mi sento come se conoscessi gli amici napoletani da sempre. Le loro testimonianze di vita parlavano non solo di loro, ma anche di me. Certo, io abito in una realtà completamente diversa. Eppure sento che c’è qualcosa che mi accomuna a Salvatore, a Ciro, a Giulia, a Laura e a tutti gli altri.
(Federica)

Carissimi nuovi amici, sono davvero felice di aver partecipato a questa vacanzina. Siete stati dei grandi. Mi avete dato tanto. Stanotte durante il viaggio di ritorno non riuscendo a dormire ho pensato a quante cose sono successe in questi giorni, tutte fantastiche... Dagli incontri con i napoletani e le loro testimonianze al canto insieme, alle tre signore di Abbiategrasso che abbiamo incontrato a Sorrento. Tutto in qualche modo mi ha colpita, segnata: mi ha cambiata. L’unica cosa che mi dispiace è non avervi trovati prima.
(Marta)

La cosa più bella è stato vedere i volti di tutti noi, totalmente presi e mutati visibilmente nell’espressione da ogni incontro, da ogni fatto. Quei sorrisi e quegli sguardi sono impressi nella mia mente, fanno parte di me! È stata la vacanzina dell’imprevisto: accadeva sempre qualcosa. La cosa bella è che il Mistero era sempre puntuale, là dove l'atmosfera lieta sembrava perdersi in me, ecco che ti metteva davanti una persona che, essendo una presenza fisica, non potevo non vedere. Così mi meravigliavo ancora di più. Questo è accaduto con un crescendo impressionante. Ho capito cosa vuol dire seguire. Soprattutto, seguire così diventa veramente semplice, basta solo stare attenti e stare a guardare ciò che succede.
(Marco)

Ci sono innumerevoli cose che mi hanno colpito e che credo possano essere riassunte in una sola. Che il Mistero passa attraverso tutte queste cose. Che il Mistero c’era in questa vacanzina. In tutto. Dalla cosa più evidente, come il concerto di Alfredo o i volti e le storie dei napoletani, alla cosa più piccola come lo stare insieme tra di noi, il modo in cui ci guardiamo e il modo in cui parliamo e le cose che ci diciamo. C’era nel cielo azzurro di Napoli l’ultimo giorno e nel cielo di notte del ventiduesimo piano dell’ultima sera, e nella neve del ritorno. C’era in tutto un qualcos’altro. E c’era per me. Non per “noi”, ma per “me”. Cioè, per ognuno di noi. Ogni singola persona. Per me, appunto.
(Giulietta)



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