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La scuola? Si riparte all'ombra di una palma

27/01/2011 - A Santiago alcuni professori organizzano un seminario sul "Rischio educativo". E tra lezioni e quadri di Van Gogh, rinasce il desiderio di tornare in classe. Con una certezza: «Ora sappiamo da dove veniamo»

Dopo un'assemblea di Scuola di comunità, Juan Emilio mi ha parlato della proposta fatta da alcuni insegnanti italiani: approfondire la riflessione di don Giussani sull'educazione, a partire dal testo Il rischio educativo. Così è nata l’idea di un seminario a Santiago, che ha coinvolto più di 250 persone. Desideravamo tornare a guardare il punto che guida il nostro cammino, anche se questo avrebbe significato ripartire da capo, da ciò che credevamo già di sapere. Ma ho capito subito che sarebbe stata un’occasione: potevo mettermi in gioco di nuovo, accettando il fatto di essere stata presa da Cristo. Dire è stato immediato. Poi i mille dettagli attraverso cui si costruiscono le circostanze hanno riempito di vita e di carne il tempo.
La settimana prima dell'evento, io e altri professori abbiamo fatto una riunione per prepararci. Ero lieta perché ci trovavamo di nuovo insieme, uniti da qualcosa di più grande di tutti i compiti da insegnante che, alla fine dell'anno scolastico, aumentano ulteriormente. Sabato 8 gennaio sono arrivate dall’Italia Luisa Cogo e Antonella De Giorgi. Per l’occasione Juan Emilio ha installato a casa sua, all'ombra di una splendida palma, un ufficio straordinario. C'era tutto: computer, stampanti, fotocopiatrici, connessione internet. Ma soprattutto persone che offrivano un po' del loro tempo per preparare quanto serviva: dalla correzione dei testi alla scelta e prova dei canti. Abbiamo iniziato con un pranzo squisito preparato da Angelica e i suoi figli, per poi terminare con una cena a base di salmone preparata da Livio. La domenica, ci siamo divisi a gruppi e abbiamo continuato la preparazione, con lo stesso clima del giorno prima. Le giornate del seminario hanno risposto totalmente alle attese.
Per la prima volta, le persone che lavorano nelle quattro scuole cilene del movimento (a cui si è aggiunta la "Edudown" diretta da Juan Emilio, che accoglie oltre duecento bambini handicappati) si sono incontrate per un lavoro comune. Ci siamo commossi ad ascoltare persone vive, che parlano di sé con verità. Ho visto un metodo di affrontare la realtà che documenta ciò di cui si parla. Tutto è stato un’occasione, il testo e il contesto allo stesso modo: dalle lezioni sul testo di Giussani a un bel film visto insieme, dagli sguardi attenti di fronte alle opere di Millet e Van Gogh all'ascolto della Nona sinfonia di Beethoven. I nostri desideri e le nostre speranze sono stati ampiamente soddisfatti.
Sono sicura che quest'anno, a marzo, riprenderemo il nostro lavoro più certi, «sapendo da dove veniamo» (come mi ha detto un professore di una delle nostre scuole). Abbiamo scoperto di essere stati scelti, perché solo questo spiega il lavoro fatto insieme. Così desideriamo ricominciare il compito di dirigere queste opere educative e di aiutarci nel giudizio entrando in ogni particolare, affrontando tutto ciò che accadrà. Ora abbiamo la coscienza di essere un popolo abbracciato da Dio, attraverso nuovi amici con il Suo volto familiare. Aspettiamo così l'inizio dell'anno scolastico, «desiderando fin da ora di entrare in classe», come ha detto Luz Maria concludendo il seminario.
Alex Pérez, Santiago

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