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Fino a Miami per stare con Lui

06/02/2012 - Sara scopre in Università che Carrón va a trovare i suoi amici in Florida. Decide di seguirlo. Tra i preparativi, la cena, il giro in barca, l'accorgersi di un gusto diverso: «Tutto diventa interessante perché dato a me. Proprio a me...»

Sono ormai tornata da due settimane, ma quei tre giorni trascorsi a Miami seguendo Carrón non accennano a cancellarsi dalla mia memoria. Tutto è iniziato con una telefonata: un’amica conosciuta durante il mio quarto anno di liceo passato all’estero mi dice: «Carrón verrà a trovarci a Miami!» e nella mia mente balena subito questo pensiero: «Io voglio andare lì con lui! Che regalo sarebbe poter tornare in uno dei luoghi più importanti per la mia vita seguendo lui!». Il giovedì dopo lo vado a trovare a lezione di teologia in Università e, durante una pausa, gli dico: «Ho saputo che vai a Miami! Se venissi con te?». La risposta mi spiazza: «Vieni! Chi te lo impedisce?». Dopo aver fatto due conti, tra soldi e sessione, decido di partire. Arrivata a Miami mi viene a prendere il padre della famiglia che mi ha ospitato per un anno in quarta liceo e, fin dal primo momento, mi stupisce l’attenzione e l’attesa con cui ognuno si sta preparando per l’arrivo di Carrón. «Ho deciso di fare l’assemblea a casa nostra, così Carrón si può sentire più a casa!» mi dice José Pedro in macchina sulla strada dall’aeroporto, «dovrebbero venire circa sessanta persone da tutta la Florida!». La mattina dopo, appena mi sveglio, iniziano subito i preparativi, ognuno ha il suo compito, perché tutto deve essere perfetto. La gente inizia a portare tavoli e sedie, i quattro ragazzi del Clu aiutano con l’impianto audio, le ragazze preparano striscioni di benvenuto, le mamme pensano al cibo... Ci si doveva proprio sentire come il giorno in cui Gesù ha detto a Zaccheo: «Vengo a mangiare a casa tua». Alle 19 tutto è pronto, inizia a riempirsi la casa. Io non riesco a credere ai miei occhi e continuo a pensare alla storia di quelle persone: quando siamo arrivati lì per studiare quattro anni prima, la comunità era di massimo 15 persone e quando siamo ripartiti 30 ad esagerare. Da dove arrivavano 150 persone per incontrare Carrón? Guardando quello che stava accadendo nella casa gremita di gente, incrocio lo sguardo di Melissa, una tra le prime ad averci incontrato, e subito mi dice: «Questo è un miracolo! Chi mai se lo sarebbe immaginato?». Dopo mezzora arriva Carrón direttamente dal seminario di Miami in cui ha tenuto una lezione e con lui arrivano anche cinque seminaristi che, incuriositi da quanto diceva, hanno chiesto di poterlo seguire per la cena! La serata continua. Si mangia con lui e poi inizia l’assemblea. «Chi si sarebbe mai immaginato che il cristianesimo sarebbe arrivato fin nel tuo college?» dice subito Carrón rispondendo ad una ragazza. «Cristo ha bisogno del nostro sì! A noi sembra niente, ma la Presenza che c’è in mezzo a noi costruisce attraverso il nostro sì! Non abbiamo nulla sotto controllo, ma possiamo ogni volta ridire sì». La prova più palese di questo era lì davanti a me: c’è Qualcuno che ha proprio in mente quella città e che continua ad incontrare e preferire sempre più persone attraverso le nostre fragili vite. Quante volte mi sono dimenticata di quei ragazzi lì durante le mie giornate? Eppure Lui non se li scorda mai e li ha fatti suoi per sempre. L’assemblea prosegue e Carrón continua a sfidare ciascuno: «Qual è la prova del fatto che il cristianesimo sta veramente accadendo nella nostra vita? Se è in grado di risvegliare tutto me stesso, tutta la mia ragione. Se mi risveglia al punto che mi permette di affrontare tutto nella realtà, qualsiasi faccia abbia! Il cristianesimo deve essere ragionevole non di fronte agli altri, ma di fronte a me stesso!». Finito il dialogo, qualche canto e foto insieme, sembra che nessuno voglia andare via. Una serata così difficilmente si riuscirà a scordare.
Il giorno dopo torno nella scuola che avevo frequentato durante l'anno all'estero: la Saint Brandan Hight School. Ora è la scuola frequentata da tutti i ragazzi italiani che vanno a Miami e dove Pepe, uno dei Memores Domini, insegna ormai da tre anni. Impressionante entrare in classe e sedersi sui banchi con quei 20 ragazzini, tutti in uniforme americana, che da qualche mese hanno iniziato a fare la scuola di comunità. Un momento di silenzio, ma subito Carrón li incalza uno ad uno, vuole sapere di loro! «Cosa ci fai tu qui? Perché continui a venire?», rivolgendosi ad una ragazzina del primo anno. «Vengo perché qui ho trovato degli amici diversi, qualcuno di cui mi posso veramente fidare!», e un’altra: «Io stando con loro mi diverto più che andando ai migliori parties! È qualcosa che dura!». «Vedi», mi dice Carrón uscendo, «loro hanno colto subito tutto il punto del cristianesimo: c’è qualcosa di diverso, adesso devono scoprire cos’è!». Poi incontro con i professori e infine pomeriggio in barca sull’oceano per vedere più da vicino grattacieli e spiagge di Miami! Una cosa mi è evidente: sto seguendo un uomo che con Cristo riesce veramente a godersi tutto nella vita! Tutto diventa interessante perché dato a lui, proprio a lui: il mare, la spiaggia, quegli studenti, quegli amici... E ad un certo punto l’unica cosa che inizio a desiderare è che tutto possa essere mio e nuovo così. Il giorno dopo è ora di tornare a Milano e salutando Carrón e i miei amici all’aeroporto, per la prima volta mi commuovo. «Ma perché?», penso: «Non posso essere diventata una sentimentale tutto d’un tratto». È stato incredibile poi guardare a quello che mi stava accadendo: per tre giorni l’unica cosa che avevo fatto era stata seguire quello che un Altro stava facendo davanti ai miei occhi e quindi riscoprire come le vite di quei ragazzi che io avevo incontrato non le salvavo io. Proprio per questo però mi trovavo a volergli ancora più bene e sentire ancora di più il distacco! Perché Gesù non risparmia nulla, anzi amplifica tutto quello che sono. Mi fa volere più bene e mi fa sentire di più che io ho bisogno di Lui per non perdere niente di ciò a cui tengo di più. Questi sono stati i miei giorni seguendo Carrón “da lontano” e con tutto questo negli occhi sono tornata a vivere in università.
Sara

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