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MOROSINI

Uno sguardo pieno

di Paolo Perego

16/04/2012 - «Sentire di esserci». Il giocatore del Livorno, morto sabato scorso, commentava così la foto di un tramonto. E ancora: «Quante consapevolezze su quanto di bello ho nel Mio vivere». I tweet di un ragazzo che gioiva di tutte le cose perché date

Il colpo è forte. Torni a casa, accendi la tv. Pochi istanti e sei catalizzato da parole come “dramma”, “tragedia”, “morte”. Mentre sullo schermo scorre il verde di un campo di calcio. Qualche minuto e tutto è chiaro. Piermario Morosini, 26 anni il prossimo 5 luglio. Centrocampista, la maglia granata è quella del Livorno. Lo stadio è quello del Pescara. La squadra di casa attacca, Morosini sulla tre quarti si accascia. Il cuore. Lo soccorrono. Nulla. Un altro… Ma quanti ne muoiono quest’anno?

Ma poi, mezz’ora dopo, il pensiero è già scivolato via. Per tornare l’indomani col giornale, con la pagina tre. Con la storia di quello che per te è uno sconosciuto, salvo quelle due o tre nozioni da almanacco: bergamasco, tante squadre (Atalanta, Udinese, Reggina...), la Nazionale under 21, un buon giocatore. Invece in quella pagina di giornale inizia a dipanarsi la sua vita. Il padre morto che era piccolo, la madre due anni dopo. E ancora, un fratello e una sorella disabili, il primo suicida qualche anno fa e l’altra in istituto. «Aveva sempre un velo di tristezza», il ricordo di uno dei tanti allenatori. «Non trovo un senso per quello che mi è successo, ma la vita va avanti», leggi dove è riportata una vecchia intervista di Piermario. E poi l’articolo prosegue. Un bravissimo ragazzo, per bene, gentile, caparbio in campo... «Una vita di tragedie, ma era sempre ottimista», il titolo del pezzo.
Mi suona male, ottimismo. Troppe volte la vita sembra una fregatura. Pensi di rimettere in sesto le cose che non vanno, di ripartire ogni volta che cadi. Di fare tante fatiche. Ogni tanto vorresti che le cose girassero come vuoi tu, anche bene qualche volta. E invece. Piccole cose, davanti alla morte. Ma il discorso non cambia. «Lo so: sono per me, tutto è dato, occasione per…». Ma poi, scava scava, ti accorgi che non tieni. È una fregatura, ti viene da dire. Quel ragazzo sul campo. Morto. È una fregatura, ti viene da pensare.

Capitolo chiuso? No. Il pensiero non va via, continua a girare per la testa. Fino a incagliarsi in un tweet. Un messaggino, girato da qualcuno. Autore: Piermario Morosini. «Alla cassa di un supermercato uno strepitoso vecchietto Toscano che se la canticchiava m’ha rallegrato la giornata». Poi un altro: «Sentire di esserci», in spiaggia davanti a un tramonto. Ma pensa questo come guardava le cose... E ancora: «Quanto è bella quest’ora in più di luce??!!», il giorno del ritorno dell’ora legale. Che uno al massimo ci fa caso, ma dire “che bella!”... «Che gran weekend… Quanti incontri veri e stupendi!!!! Quante consapevolezze su quanto di bello ho nel Mio vivere… There is always Hope!!!». Non c’è scampo, ora. Ottimismo? Non può essere. Non è un guardare “il lato bello” delle cose, questo. Ma guardarle perché date. «Una stupenda Pasqua Toscana… tra Affetti Veri, Amici, Cani… Mare… Sole, pioggia ancora Sole… Pienezza!!!». Pienezza. In tutto. Di fronte a quel “più in là” che sta scritto in ogni cosa. E lui lo vedeva. Perché c’è.

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