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LA P38 E LA MELA Gli anni Settanta e un'esperienza irriducibile

di Pietro Alfieri

09/10/2009 - La nascita di Cl a Roma, l’assassinio di Romiti ad opera delle Br, lo scontro politico e un libro che li racconta... In un dibattito pubblico, Formigoni, D'Alema e Marini si confrontano con un periodo della storia d'Italia vissuto in prima linea

Trent’anni di distanza non hanno stemperato le passioni e la vivacità di una storia. Ed è ancora difficile dare un giudizio distaccato, costruire un punto di vista comune sulle vicende degli anni Settanta, senza farsi nuovamente travolgere dall’onda in piena dei ricordi con il loro carico di coinvolgimento emotivo e non rituale. Mercoledì 7 ottobre, presso Palazzo Marini a Roma, è stato presentato il volume di Saverio Allevato e Pio Cerocchi La P38 e la mela. Una presenza cristiana a Roma negli anni di piombo, che ricostruisce la nascita della comunità di Comunione e Liberazione nella capitale ed il suo primo decennio di vita (v. Tracce, n. 7/2009). Un appuntamento né formale né celebrativo. Il punto di vista di lettura del libro è stato soprattutto politico, e non poteva essere diversamente vista la qualità degli intervenuti. Il sasso nello stagno l’ha gettato Massimo D’Alema: «Il nemico principale di Cl era il Pci, non era la violenza estremistica. La sfida con il Pci ha sempre rappresentato la questione di fondo per Cl». Pur con i distinguo del caso, la tesi è stata indirettamente confermata da Roberto Formigoni: «La parola nemico nei confronti del Pci non l’abbiamo mai usata. Ma pensavamo che la Dc, dal punto di vista culturale non fosse in grado di contrastarvi e, con una certa baldanza, ritenevamo che questo fosse compito nostro». Ma c’era qualcosa di diverso in quei ragazzi di allora che andava «oltre» il mondo della politica: «Per noi sindacalisti di ispirazione cristiana era un mondo che si scopriva nuovo», ha raccontato Franco Marini aprendo un bagaglio di ricordi pieno di episodi, di manifestazioni di piazza, di momenti di tensione e di violenza. Per Massimo Borghesi, che ha introdotto la riunione un po’ compressa nei tempi - visto che la presentazione è avvenuta in una strapiena sala convegni di palazzo Marini della Camera dei deputati, mentre giungevano le notizie della bocciatura del Lodo Alfano ed un accavallarsi di commenti che hanno fatto da contrappunto al ritmo tumultuoso dei ricordi degli anni 70 -, «in un certo senso Cl si collocava a sinistra, se vogliamo usare una categoria politica. Cl non aveva un disegno strategico, desiderava essere presente e questo richiedeva coraggio». Il coraggio come testimonianza di una ricchezza, come annuncio di una possibilità diversa di vita incontrata, è stato il ricordo di uno dei due autori del libro, Pio Cerocchi, distante in quegli anni da Cl, esponente dell’«altro versante» del mondo cattolico, quello più ufficiale e tradizionale della Fuci e dell’Azione Cattolica: «Mi hanno accusato di avere fatto nel libro un dialogo con Saverio “sdraiato” sulle sue posizioni. L’ho fatto apposta per rendere omaggio al coraggio che hanno avuto e che noi in quegli anni non abbiamo avuto». Questo coraggio portava ad una «stranezza», come ha ricordato Formigoni, quella con la quale si difendeva tutto quello che si faceva, che Cl faceva, «anche se don Giussani ci invitava ad essere ironici con le nostre opere, noi talvolta le consideravamo come assoluti, come se non si potesse che fare ed essere da così». Malgrado tanta passione, c’era però già in quell’esperienza l’emergere di altro e la testimonianza di qualcosa che non era definito dalla passione politica e civile, come ha ammesso, da osservatore esterno, D’Alema: «Il rapporto con la politica di Cl è sempre stato molto laico. Il cuore di Cl non è nella politica e questo dovrebbe spingere la sinistra a misurarsi con una esperienza per la quale gli strumenti politici che possiamo e sappiamo offrire noi possono essere interessanti». Ma D’Alema si è spinto ad un richiamo anche per l’oggi, alla ricerca di un dialogo vero: «Penso che la cultura italiana, la società italiana dovrebbero aiutare la politica a riflettere sulle radici della crisi. Chi è stato testimone di quel tempo dovrebbe cercare di allargare il dialogo nel tempo in cui viviamo». Un invito raccolto da Saverio Allevato, il protagonista in prima persona delle vicende raccontate dal libro, per il quale il mondo politico al quale Cl in quegli anni lanciava la sua proposta aveva già «due pericoli, come diceva don Giussani: la mancanza di proposta ed il personalismo, pericoli presenti anche oggi quando il secondo ha portato ad esempio a liste elettorali che si chiamano con il nome del leader». Ma c’è anche bisogno di sapere guardare insieme alle cose più profonde della vita perché «con i compagni andavamo d’accordo finchè non si arrivò all’aborto e al divorzio», ha ricordato Allevato. E se quei ragazzi «esprimono ancora spirito d’osservazione, per Marini, il dialogo è possibile perché, per D’Alema, «Cl ha sempre attirato la mia curiosità intellettuale e non è vero che sono scettico come mi dipingono: vivo la passione politica e cerco di amministrarla con razionalità». Una razionalità capace di dialogare con quella «ragionevolezza della fede» della quale ha parlato Allevato.

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