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Il Papa in Svezia: la vicinanza fa bene

18/11/2016 - Rassegna stampa di Comunione e Liberazione Universitari

Marco Politi, «La strategia della condivisione del Papa: Lutero parte della comune storia cristiana», Il Fatto Quotidiano, 2 novembre 2016
«L’orizzonte nuovo, che si apre dopo il pellegrinaggio di Francesco, deriva dall’aver aperto una breccia nel confine che fin qui delimitava i rapporti fra le Chiese cristiane. Un limite rappresentato precisamente dal fatto che le loro relazioni, anche dialogiche, erano sempre improntate allo stile di rapporti tra entità distinte, ognuna chiusa nel recinto della propria storia. Con un balzo in avanti Francesco rovescia questa impostazione. Con lui per la prima volta un pontefice romano considera le vicende della Riforma protestante come parte di una comune storia cristiana (...) Certamente dopo il viaggio del pontefice in Svezia restano le differenze tra cattolici e protestanti in tema di ordine sacerdotale, eucaristia e sacerdozio femminile. (...) Ma tutto ormai è collocato in una dimensione diversa, che dovrà essere sviluppata. La visione di un cammino comune attraverso la storia. Cattolici, ortodossi, evangelici, ma anche pentecostali e altri movimenti cristiani visti come “tralci della stessa vite”, sorta dall’avvento di Cristo».

Stefania Falasca, «L’impossibile si realizza», La Stampa, 27 ottobre 2016
«Quello che sembrava impossibile oggi è diventato possibile. Il 31 ottobre prossimo saranno passati esattamente 500 anni da quel divorzio in seno ai cristiani rappresentato dalla Riforma luterana. E il 31 ottobre papa Francesco commemorerà l’inizio della Riforma a Lund in Svezia insieme con i luterani raccogliendo per il presente e per il futuro il frutto sorprendente di un intenso dialogo ecumenico iniziato mezzo secolo fa, nel 1967, tra la Chiesa di Roma e la Chiesa luterana. “In questo percorso di dialogo ci siamo riconciliati e riconosciuti fratelli e sorelle uniti nella fede a Cristo. Un processo che ci ha fatto comprendere diversamente la storia. E nel contesto in cui viviamo oggi, in un mondo frammentato, ferito da conflitti, credo che la testimonianza di riconciliazione, di comunione tra i cristiani, il fatto che luterani e cattolici davanti al mondo esprimano la misericordia e il perdono, è una testimonianza potente di Cristo al mondo e credo possa diventare un grande contributo”. Sono le parole del reverendo Martin Junge, segretario generale della Federazione luterana mondiale».

Andrea Tornielli, «Lutero? Ha messo la Bibbia nelle mani del popolo», La Stampa, 28 ottobre 2016
«“A me viene da dire una sola parola: avvicinarmi. La mia speranza e la mia attesa sono quelle di avvicinarmi di più ai miei fratelli e alle mie sorelle. La vicinanza fa bene a tutti. La distanza invece ci fa ammalare”. Così papa Francesco ha risposto alla domanda sulle sue attese per il viaggio in Svezia che inizia lunedì, in occasione dei 500 anni della Riforma di Lutero».

Dalla «Dichiarazione congiunta di Papa Francesco e del vescovo Munib Yunan», Presidente della LWF (Lutheran World Federation), 31 ottobre 2016
«Mentre siamo profondamente grati per i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma, confessiamo e deploriamo davanti a Cristo il fatto che luterani e cattolici hanno ferito l’unità visibile della Chiesa. Differenze teologiche sono state accompagnate da pregiudizi e conflitti e la religione è stata strumentalizzata per fini politici. La nostra comune fede in Gesù Cristo e il nostro battesimo esigono da noi una conversione quotidiana, grazie alla quale ripudiamo i dissensi e i conflitti storici che ostacolano il ministero della riconciliazione. Mentre il passato non può essere cambiato, la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati. Preghiamo per la guarigione delle nostre ferite e delle memorie che oscurano la nostra visione gli uni degli altri. Rifiutiamo categoricamente ogni odio e ogni violenza, passati e presenti, specialmente quelli attuati in nome della religione».

COMMENTO

Il viaggio di papa Francesco in Svezia in occasione della commemorazione dei cinquecento anni dalla Riforma protestante si è imposto come un avvenimento rivoluzionario che apre brecce nel muro di una storia secolare, introducendo prospettive nuove. La partecipazione del Pontefice alla celebrazione di un momento che ha ferito nel profondo l’unità cristiana ha suscitato interrogativi: qual è il significato di questo gesto?
Anzitutto va detto che esso ha avuto una lunga fase di incubazione, iniziata con il Concilio Vaticano II e proseguita con l’azione dei papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. In secondo luogo, in rapporto alla iniziativa e all’atteggiamento di Francesco, occorre notare che le parole di stima da lui rivolte a Lutero e l’apprezzamento espresso per i frutti della Riforma non si presentano con il sapore di una strategia di compromesso. Si tratta d’altro, come rivelano le parole stesse del Papa, alla vigilia della partenza, riportate da Andrea Tornielli su La Stampa: «A me viene da dire una sola parola: avvicinarmi. (…) La vicinanza fa bene a tutti. La distanza invece ci fa ammalare».
La stessa intenzione, condivisa con Munib A. Yunan, presidente della Lutheran World Federation, traspare dalla dichiarazione congiunta: «Confessiamo e deploriamo davanti a Cristo il fatto che luterani e cattolici hanno ferito l’unità visibile della Chiesa. Differenze teologiche sono state accompagnate da pregiudizi e conflitti e la religione è stata strumentalizzata per fini politici. La nostra comune fede in Gesù Cristo e il nostro battesimo esigono da noi una conversione quotidiana».
L’incontro tra il Papa e le massime autorità della Chiesa luterana non rappresenta una riconciliazione facile, che trascura la distanza segnata dalla iniziale frattura e approfondita da una storia di separazione. Ma la visita ha permesso di capovolgere il punto di partenza, ossia che si riconoscesse, al di là di ogni incomprensione, il punto di unità tra cattolici e protestanti: Cristo e la sua misericordia, unico centro capace di generare l’umano nella sua pienezza. Questo diventa il principio di una strada di comunione, come riconosce Martin Junge, segretario generale della Lutheran World Federation: «Nel contesto in cui viviamo oggi, in un mondo frammentato, ferito da conflitti, […] il fatto che luterani e cattolici davanti al mondo esprimano la misericordia e il perdono è una testimonianza potente di Cristo al mondo e credo possa diventare un grande contributo».
Lo sguardo di Francesco reperisce nell’esperienza della misericordia ricevuta l’origine di ogni giudizio: è questa la novità, che rende possibile l’incontro con chiunque. La distanza con l’altro è colmata dallo scoprirsi per primo «peccatore cui il Signore ha guardato», oggetto cioè di misericordia, una sorpresa che si traduce nel Papa, in modo a tutti visibile, una simpatia per qualsiasi uomo – che può infastidire taluni, ma fa respirare i più –, che lo porta a valorizzare ogni accento di verità, a domandare perdono e perdonare, a ristabilire un’amicizia con chi sembrava irrimediabilmente lontano.
La misericordia diventa impeto creativo, fonte di una lettura rinnovata della storia, modo della memoria. Nelle sue prese di posizione, papa Francesco testimonia cioè come la misericordia sia l’unico fattore in grado di aprire nei nostri tempi un varco alla speranza, in tutti campi dell’esistenza, singola e associata, anche in quelli che sembrerebbero implacabilmente regolati dalle leggi e dai criteri del realismo politico. Il viaggio pastorale a Cuba nel 2015, che aprì il dialogo con Raúl e Fidel Castro e insieme approfondì i rapporti con la Chiesa ortodossa, la disponibilità all’incontro con le Farc colombiane nello stesso anno, o con gli immigrati raccolti nei campi profughi di Lesbo nel 2016 sono tutte documentazioni di processi avviati sotto il segno della misericordia che, come un virus dalle dimensioni all’apparenza non rilevabili, inocula nel mondo cambiamenti che sembravano impossibili. L’impossibile diventa possibile.

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