RASSEGNA CLU

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"Sogno" o son desto? (1 febbraio 2010)

02/02/2010 - Rassegna stampa di Comunione e Liberazione Universitari. Dal 19 gennaio al 1 febbraio 2010

«Il lungo addio della Binetti: “il Pd ha fallito”», Paolo Festuccia, La Stampa, 01.02.2010
«“Il Pd si è avviato verso il fallimento e ormai non è più la formazione politica alla quale ho aderito”. Paola Binetti non cerca giochi di parole per mascherare la propria amarezza e criticare le candidature regionali siglate e sostenute dai democratici. Il suo è un atto di accusa, il testamento di addio, per un progetto che “non è riuscito a trovare il massimo delle convergenze possibili per costruire un’alternativa di governo”. “E con la candidatura alla Regione Lazio di Emma Bonino - commenta la parlamentare cattolica - il partito democratico ha abdicato a ogni forma di leadership culturale consegnandosi a quella radicale”».

«Un eccesso di sicurezza», Pierluigi Battista, Corriere della Sera, 27.01.2010
«La spaccatura del centrodestra in Puglia può diventare il regalo più grande per Nichi Vendola, ancora inebriato dall’apoteosi delle primarie. Candidare un fedelissimo, Rocco Palese, alla presidenza della Regione risulta come una smagliante gratificazione per il maggiorente Raffaele Fitto che lo ha intronizzato con atto d’imperio, ma chiude la porta a una fetta importante dell’area moderata della Puglia. Fa prevalere una ferrea logica di partito su quella, più aperta, di coalizione. Premia la carriera dei funzionari, a scapito della loro rappresentatività. […] La vicenda pugliese, del resto, riflette ed amplifica una sindrome della vittoria sicura che ha sinora condizionato oltremodo la linea del centrodestra nazionale. […] I due mesi di campagna elettorale non saranno inutili. E nel modo con cui la coalizione del centrodestra saprà condurla si misurerà la maturità di un partito che tende ad adagiarsi troppo spesso sulle macroscopiche debolezze dell’avversario. L’andirivieni sulle proposte di riduzione fiscale, per esempio, potrebbe anche stordire un elettorato che, dopo due anni di governo, pretende a ragione risultati e prospettive certe».

«Se nell’Udc il gioco prevale sulla fisionomia valoriale», Sergio Soave, Avvenire, 30.01.2010
«Questa volta […] non ci sarà una sfida generalizzata tra coalizioni locali identiche a quelle nazionali. […] Obiettivamente questa situazione offriva un’occasione difficilmente ripetibile all’Udc che, collocandosi al centro e fuori dai due schieramenti, poteva massimizzare il suo potere di coalizione senza essere costretta a intese globali e subalterne. […] Questo obiettivo, a conti fatti, pare però sia stato gestito puntando più a un risultato numerico atteso (e naturalmente non garantito) che all’affermazione di un’autonomia politica basata su valori esplicitamente proclamati. L’esasperazione della polemica con la Lega Nord - peraltro ampiamente ricambiata - ha portato l’Udc a scelte contraddittorie. Come quella di schierarsi, fianco a fianco con i radicali di Pannella e Bonino, a sostegno della continuità di esperienze - a cominciare da quella della giunta piemontese guidata da Mercedes Bresso - contro cui negli ultimi anni i centristi avevano condotto battaglie asperrime a causa del loro orientamento laicista e lassista sulle questioni eticamente sensibili (dall’aborto all’eutanasia passiva). Nello slogan “costantiniano” di Casini “con noi si vince”, l’accento posto sull’utilitarismo della vittoria rischia in qualche caso di indebolire il segno identitario del “noi”, la visibilità di un’ispirazione cristiana pur ufficialmente esibita».

Commento

Il 28 e 29 marzo si terranno in tredici regioni d’Italia le elezioni regionali. I giochi per preparare alleanze e strategie sono quasi conclusi. Le campagne elettorali stanno per cominciare. Ma se si osservano le pagine dedicate al tema dai maggiori quotidiani nazionali emergono alcuni dati che destano legittime preoccupazioni. Nel Pd regna la confusione e preoccupa lo smarrimento di un’identità culturale precisa, come testimoniano le “discusse” candidature della Bonino nel Lazio e di Vendola in Puglia. Anche l’apparente dominio del Pdl non è immune da rischi, come ben descrive Battista nel suo articolo: sottovalutare queste elezioni e continuare a rimandare il momento delle riforme promesse non è certo nell’interesse della gente. D’altra parte l’Udc di Casini, più che muoversi in base ai valori “proclamati”, sembra perseguire logiche di mera sopravvivenza e calcolo politico.
Insomma, a guardarsi intorno, il panorama non è certo confortante, ma offre, proprio per questo, l’occasione per interrogarsi su quale sia il ruolo della politica, quale la sua missione, e sul perché essa sia così gravemente disattesa, negata.
Il discorso di Bagnasco al Consiglio permanente della Cei, allora, interpretato dai più come un “sogno” ideal-utopistico, riporta al centro dell’attenzione l’urgenza assoluta di «una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentano la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa [siano] disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni».
Ma una nuova generazione, come è ovvio, non si radica nel nulla. Per uscire dalla palude del narcisismo ultracinico che sembra dominare oggi nella vita politica, occorrono luoghi, esperienze, in cui la ragione, l’affezione e la libertà umane siano salvaguardate e incrementate, in cui si formino soggetti liberi e critici, carichi di passione per il reale intero. Vale a dire, per usare ancora le parole di Bagnasco, «uomini e donne capaci, con l’aiuto dello Spirito di incarnare questi ideali [libertà, verità, coscienza] e di tradurli nella storia non cercando la via meno costosa della convenienza di parte comunque argomentata, ma la via più vera, che dispiega meglio il progetto di Dio sull’umanità, e perciò capaci di suscitare nel tempo l’ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche diverse».
Non si tratta di dare la croce addosso a nessuno, ma di cogliere la profondità del problema e riconoscere qual è il punto dal quale soltanto si può ripartire. Non esistono scorciatoie.

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