RASSEGNA CLU

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Lo straniero (7/4-20/4)

22/04/2009 - Rassegna stampa di Comunione e Liberazione Universitari. Dal 7 al 20 aprile

«Aids, il Vaticano al Belgio: intimidazioni contro il Papa», G. G. Vecchi, Corriere della Sera 18.04.2009
«L’ambasciatore del Belgio ha fatto qualche giorno di anticamera, prima di essere ricevuto nella Segreteria di Stato vaticana. Da un paio di settimane era latore della «condanna» votata il 3 aprile dalla Camera belga contro Benedetto XVI e le sue considerazioni su preservativi e Aids, definite «inaccettabili». Quando l’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati – il ministro degli Esteri vaticano – lo ha infine convocato, mercoledì, si sapeva benissimo ciò che il diplomatico avrebbe trasmesso. Una protesta senza precedenti come la risposta della Segreteria di Stato, mai così rapida e secca.»

«Comunicato della Segreteria di Stato», Osservatore Romano, 18.04.2009
«La Segreteria di Stato prende atto con rammarico di tale passo, inconsueto nelle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Regno del Belgio. Deplora che una Assemblea Parlamentare abbia creduto opportuno di criticare il Santo Padre, sulla base di un estratto di intervista troncato e isolato dal contesto, che è stato usato da alcuni gruppi con un chiaro intento intimidatorio, quasi a dissuadere il Papa dall’esprimersi in merito ad alcuni temi, la cui rilevanza morale è ovvia, e di insegnare la dottrina della Chiesa.»

«Sotto assedio il Papa della ragione che nel concilio fu teologo principe», G. Di Fazio, La Sicilia, 20.04.2009
«Le iniziative contro il vaticano di alcune diplomazie europee (Francia, Spagna, Germania, in modo particolare) o addirittura di un parlamento (quello Belga) dimostrano un clima anticattolico d’altri secoli, che pensavamo ormai superato. L’attacco al Papa è concentrico (dall’interno della Chiesa e dagli oppositori esterni) e assume forme paradossali. Benedetto XVI, che da teologo fu uno degli artefici delle dichiarazioni conciliari, viene accusato di rinnegare il concilio. Il Papa che ha esaltato la ragione, viene accusato di essere ottusamente contro la scienza. E’ questo contrasto stridente fra la realtà dei fatti e la loro rappresentazione nei media, che ci induce a ricercare una spiegazione, per capire quale sia la vera posta in gioco.[…] In un’epoca in cui tutto si gioca nella dialettica tra precetto ed emozione, parlare del cristianesimo come fa Benedetto XVI significa rischiare l’incomprensione, rischiare di essere “morsi e divorati” dai lupi.»

Commento
L’ultimo attacco nei confronti del Papa è arrivato dal Belgio: una risoluzione votata dalla Camera dei Rappresentanti ha chiesto al governo di «condannare le dichiarazioni inaccettabili del Papa in occasione del suo viaggio in Africa e di protestare ufficialmente presso la Santa Sede». La vicenda sembrava archiviata, ma è stata risollevata per il solito attacco. Fatti di questo tipo sono ormai sempre più frequenti e assumono toni particolarmente violenti che ricordano altri periodi della storia europea.
Pochi, pochissimi in verità, si sono dati pena di misurarsi con i giudizi formulati da Joseph Ratzinger. La campagna mediatica è stata costruita – secondo un copione già sperimentato – «sulla base di un estratto di intervista troncato e isolato dal contesto». Ma che cosa ha detto di tanto scandaloso il Papa? Ha detto che «la realtà più efficiente, più presente e forte nella lotta contro l’Aids è proprio la Chiesa» e che non si può pensare di «superare questo dramma solo con la distribuzione di preservativi». È così assurdo? Non sembra. Come documenta la situazione dell’Uganda. In questo paese, tra i più afflitti dalla piaga dell’Aids, la lotta alla malattia è stata condotta, con effetti sorprendentemente positivi, in forza di un programma che poneva al primo posto una campagna culturale ed educativa sulla sessualità e solo al quarto il profilattico. Lo hanno riconosciuto anche autorevoli scienziati di Harvard. Il Papa ha parlato in proposito di «umanizzazione della sessualità». Perché allora tanta faziosa animosità?
Il fatto è che su temi come la sessualità – l’aborto, l’eutanasia, ecc. – non si può dissentire: perciò la Chiesa non deve parlare. Quella di Benedetto XVI è infatti una voce fuori dal coro, che si permette di andare contro il “pensiero unico” e contro una concorrenza di interessi che non ammette alcuna opposizione (chissà quanti ce ne sono dietro il preservativo!).
Si può tollerare una Chiesa “cortigiana della storia”, ma non una Chiesa “protagonista della storia”, che rappresenti un fattore di indipendenza rispetto alla mentalità promossa dalle realtà politiche ed economiche che dominano la scena. La Chiesa è definita da Eliot “la Straniera”, perché ricorda agli uomini cose tanto vere quanto scomode. D’altra parte, che cosa ce ne faremmo di una Chiesa cortigiana, che non si pronunciasse sulla vita e sulla morte, che non offrisse la propria testimonianza anche a costo di esporsi al “morso dei lupi”? Nulla!
È per questo che Benedetto XVI è così osteggiato: egli ha il coraggio di sfidare i divieti e gli interessi di quello che Pasolini chiamerebbe il Potere, così come sfida ognuno di noi. Non in forza di una personale capacità di andare controcorrente, ma della fede, cioè del riconoscimento di quel Fatto che permane da duemila anni nella storia come passione al destino dell’uomo.

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