RASSEGNA CLU

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Elezioni amministrative: lotta per il potere o per il bene comune? (6 giugno)

07/06/2011 - Rassegna stampa di Comunione e Liberazione Universitari, dal 23 maggio al 6 giugno

«La marcia tranquilla di Giuliano: Milano ora è una città liberata e Silvio non ha più il sole in tasca», di Curzio Maltese, la Repubblica, 31 maggio
«Viva Milano! Viva la Milano del 30 maggio. La Milano liberata dalla paura e dal rancore. La storia rico-mincia ancora una vota da piazza del Duomo. Piena di gente e di bandiere arancioni e finalmente rosse. Il ve-ro colore della sinistra. Com’è finalmente vera la sinistra che umilia Berlusconi a casa sua. Una piazza del Duomo rossa che accoglie con un’ovazione il suo sindaco che non s’è mai vergognato della falce e martel-lo».

«Pisapia, è un trionfo: “L’Italia riparte da qui”», di Fabio Poletti, La Stampa, 31 maggio
«Giuliano Pisapia sale sul palco del teatro Puccini per cantare Vittoria: “Sarò il sindaco di tutta la città, ma adesso cambiamo slogan: mi sembra che Milano l’abbiamo già liberata”.[…] Il candidato vince a Milano, straccia il centrodestra, azzera Letizia Moratti, ma si capisce che a molti sembra che questo avvocato di 62 anni dai modi gentili che si fa prendere in giro dai suoi quando lo chiamano “orso bruno”, lo schiaffo lo ha dato più su, molto più su della prima cittadina di Palazzo Marino».

«Le tribù di Pisapia. Quando l’affetto diventa politica», di Rinaldo Gianola, la Repubblica, 31 maggio
«Oggi Pisapia si trova sindaco di Milano, porta un’aria serena e nuova, ed è un risultato straordinario che tra-sforma la città in un laboratorio politico, nella nuova capitale del centrosinistra, vestito di arancione. C’è, in-fine, nella vittoria di Pisapia una speranza in più. Fino a ieri pensavamo che non fosse possibile ritornare al governo del paese se non avessimo cacciato la destra dalla guida di Milano. Adesso che Milano è stata con-quistata si può lavorare per un obiettivo più grande».

Discorso di Papa Benedetto XVI alla CEI, 27 Maggio
«Incoraggiate le iniziative di formazione ispirate alla dottrina sociale della Chiesa, affinché chi è chiamato a responsabilità politiche e amministrative non rimanga vittima della tentazione di sfruttare la propria posizio-ne per interessi personali o per sete di potere. Sostenete la vasta rete di aggregazioni e di associazioni che promuovono opere di carattere culturale, sociale e caritativo»


Commento

L’appello rivolto dal Papa in occasione del raduno della CEI ha un contenuto tanto più decisivo quanto più si pensa alla recente tornata elettorale, alle sue profonde contraddizioni e ossessioni, agli opposti personalismi che l’hanno caratte-rizzata, ai riti mediatici da cui essa è evidentemente dipesa, agli slogans sempre più rivolti alle “pance” e sempre meno alle “teste” di cui si è abbondantemente servita. Spettacolo epigonale, che non lascia presagire granché.
Comunque, le parole del Papa ridefiniscono una volta ancora, in termini pacati e a tutti comprensibili, il compito della politica e dei politici: non quello di essere il rimedio universale di tutti i mali, di galvanizzare le piazze con promesse messianiche, né quello di sfruttare la società imponendo a essa i propri schemi, forzando la mano da una parte o dall’altra (destra o sinistra che sia), per «interessi personali o per sete di potere». Il compito dei politici è più semplice e proprio per questo più arduo: rispettare, difendere, valorizzare qualcosa che viene prima della politica; mettersi al servi-zio, riconoscere qualcosa di positivo, che già c’è, dandogli la possibilità di crescere. Qui è il cuore del problema.
Che cos’è questo qualcosa che viene prima (della politica)? Proprio quella «vasta rete di aggregazioni e di associazioni che promuovono opere di carattere culturale, sociale e caritativo» di cui parla il Papa, ovvero quella ricca trama di pre-senze che rendono viva, dinamica, responsabile una società e che, con slancio ideale e sacrificio, creano opere, tentativi capillari di risposta ai bisogni in cui si incarnano i desideri degli uomini. In questa creatività sociale si realizza e si e-sprime la libertà delle persone nella sua concretezza, vale a dire una libertà salvaguardata e amplificata dalla forma as-sociativa. Ecco ciò che la politica è chiamata a riconoscere, nella misura in cui conserva come suo fine il bene comune, cioè il bene di tutti e di ciascuno, comprensivo del benessere materiale.
Come faremo ad affrontare le urgenze del presente, prima fra tutte una crisi economica che non accenna a diminuire, senza una politica che valorizzi la società e le sue risorse? Abbiamo bisogno di politici che interpretino il loro ruolo come un servizio alla vitalità esistente, e non di “miti” o di “messia”. Le presenze vive ci sono, innervano già il tessuto sociale. In questo senso, le risorse non mancano. Ma la politica deve decidere: se agire in funzione della società o, al contrario, rendere la società funzione del proprio potere. Chissà che le recenti elezioni amministrative non abbiamo a-perto lo spiraglio di qualche domanda.

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