RASSEGNA CLU

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RASSEGNA CLU

Il governo, l'Europa e il lato costruibile della realtà

28/11/2011 - Rassegna stampa di Comunione e Liberazione Universitari, dall'8 novembre al 21 novembre

«Così si torna al cinquecento», di Giuliano Ferrara, ilfoglio.it, 12 novembre
«Mi sento il suddito di un paese per metà coloniale. Berlusconi è stato sputtanato per tre anni, paralizzato da Tremonti, gli è stato tolto lo scudo del lodo Alfano, scudo che ha ad esempio Sarkozy, è stato messo alla mercé delle procure. E dato che non sono riusciti a farlo fuori così, hanno inventato il circuito mediatico finanziario che avrebbe sfiduciato il governo. Ma la democrazia è più importante della crisi finanziaria, che peraltro non verrà domata da alcun governo tecnico, soprattutto un governo che dovrà rispondere a questo Parlamento. Bisogna andare alle elezioni subito, serve un nuovo premier che abbia una maggioranza seria alle spalle (…) Detto questo, se il governo Monti, una volta varato, farà quelle cose, innescherà una spirale positiva, per cui la sospensione della regola democratica si rivelerà positiva, io ne darò conto in modo autocritico dicendo "mi sono sbagliato". Non escludo il bene dal futuro, adesso però vedo il male».

«Scomode verità», di Michele Salvati, Corriere della Sera, 19 novembre
«Sono poco più di titoli quelli enunciati da Monti nel discorso programmatico letto alle Camera, ma già chiarissimi: essi prospettano quella soluzione del trilemma tra rigore, crescita ed equità che la migliore riflessione economico-sociale sul caso italiano addita da tempo. Il diavolo sta però nei dettagli e le varianti di ogni riforma sono numerose. Come si comporteranno i politici che siedono in Parlamento, ma non al Governo? Come collaboratori leali e in buona fede, pronti a rinunciare a soluzioni che ritengono più favorevoli ai loro interessi di partito? Dediti al compito di disegnare il contesto – elettorale e costituzionale – nel quale la politica competitiva dovrà tornare a svolgersi una volta che questo scorcio di legislatura si sarà esaurito?».

«Tornare alla logica del bene comune», di Maurizio Lupi, Avvenire, 13 novembre
«Domanda: “I valori universali in quanto tali riguardano però non solo i credenti, ma l’intera società civile e laica. Dovremmo forse parlare di valori condivisi e trattarli come tali?”. Lupi: “La ragione, se esaltata nella sua massima apertura, permette di guardare all’altro come ricchezza e all’uomo come a un punto di grande condivisione. Se la politica ha a cuore il bene comune, non può che individuare i punti d’accordo. Come ha detto Napolitano per i 150 anni di storia nazionale, questo è il percorso che appartiene a una comunità sociale, quindi anche alla politica nel senso più alto».

Commento
In seguito alle dimissioni di Berlusconi e alla nascita del governo Monti, c’è stato chi ha sottolineato la “sospensione della regola democratica”, chi ha puntato il dito sulle crescenti pressioni esterne (economico-politiche) per indebolire la nostra sovranità nazionale, chi ha gridato al “golpe euro-tecnico”. La democrazia è stata sospesa? Si pone – d’altra parte – anche un’altra domanda: per come si erano messe le cose nell’ultimo anno, si offrivano reali e praticabili alternative? Lo sfondo degli avvenimenti recenti è complesso e non è evidentemente solo nazionale: si sta delineando uno scenario “europeo” dai contorni ancora indefiniti e come andrà a finire è difficile dirlo. Quello che è certo, tuttavia, è che ci attende una fase assai delicata e non siamo relegati al ruolo di spettatori passivi. Al contrario. Ciascuno di noi è chiamato a dare il suo contributo, comunque stiano le cose.
Forse, proprio in questa circostanza, il Parlamento – che negli ultimi esecutivi di governo è stato spesso esautorato dall’uso sovrabbondante della “fiducia” – può ritornare a fare quello per cui è stato eletto, cioè essere luogo di discussione, di proposta e di esercizio del potere legislativo. Forse, proprio in questa circostanza, la politica può riscoprire la sua ragion d’essere (normalmente ridotta a favola): servire il bene comune, prima e più che gli interessi di partito (o promuovere il bene comune, attraverso il perseguimento degli interessi di partito).
Ma in questo contesto anche la cosiddetta “società civile” non può permettersi di rimanere estranea o spettatrice. Come il popolo ligure (e non solo) si è mobilitato con commuovente e solidale prontezza davanti all’emergenza dell’alluvione, così ognuno di noi può dare il proprio contributo per affrontare l’emergenza politica, economica e morale che stiamo attraversando. E lo può fare anzitutto nel proprio ambiente di lavoro o di studio, nella vita normale.
Decisiva, in un caso e nell’altro, è la posizione che si assume o che si vede documentata, da cui ci si può perciò lasciar contagiare: dove vi è una speranza fondata, la realtà rivela sempre il suo lato costruibile.

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