PAPI NELLA STORIA

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PAPI NELLA STORIA

PIO II E un poeta laureato diventò Papa

di Eugenio Russomanno

29/08/2011 - Dopo una dissoluta vita di studi, la conversione. Impegnato per l'unità della Chiesa e dell'Europa, canonizzò santa Caterina da Siena e scrisse al sultano per chiederne la conversione

Enea Silvio Piccolomini nacque il 18 ottobre 1405 a Corsignano, che poi da lui sarebbe stato chiamato Pienza, presso Siena. Il giovane Enea trascorse la fanciullezza facendo il contadino, poi per otto anni si dedicò allo studio della cultura umanistica diventando uno dei più celebri umanisti del tempo. Fino all’età di 40 anni condusse una vita dissoluta, simile a quella di altri umanisti del suo tempo.
Quando il re Federico III di Germania (1440-1493) ebbe modo di conoscerlo e di ammirare il suo singolare talento letterario, lo incoronò poeta laureatus e lo invitò a passare al suo servizio. Enea accettò e divenne intimo amico del cancelliere del re, Gaspare Schlick. Una grave malattia e una profonda conversione lo fecero avvicinare in modo vero alla Chiesa: il 4 marzo 1446 fu ordinato presbitero, nel 1447 fu nominato vescovo prima di Trieste e poi di Siena, nel 1456 ascese al cardinalato; a questo periodo appartiene la sua importante Historia rerum Friderici III imperatoris.
Fu eletto Papa il 19 agosto 1458 e scelse il nome di Pio ricordando il pius Aeneas di Virgilio.
Il nuovo Papa fece dell’organizzazione di una crociata il suo obiettivo predominante: aveva esortato per anni alla resistenza contro l’avanzata turca in Europa. Convocò un congresso di sovrani cristiani a Mantova il 1° giugno 1459. Ma quando il congresso, dopo molti ritardi, infine si riunì, le proposte del Papa per la raccolta di truppe e denaro incontrarono subito molte opposizioni. La desiderata crociata non ebbe luogo.
Pio II ravvisò un declino dell’influenza papale in Europa, dovuto soprattutto a suo avviso all’aumentato prestigio dei concili: egli allora pubblicò la bolla Execrabilis (18 gennaio 1460) in cui condannava la possibilità di ogni appello contro il Papa a un qualunque futuro concilio. Nell’anno successivo canonizzò santa Caterina da Siena.
Scrive lo storico John Kelly: «Tutte queste difficoltà, come pure gli inderogabili impegni connessi alla crociata, impedirono a Pio - consapevole più di ogni altro del malcontento diffuso in tutta l’Europa contro la curia - di portare a termine il programma di riforma sia generale che della curia, al quale si era dedicato fin dal primo momento del suo pontificato... La crociata era sempre al centro della sua attenzione e negli anni 1460-1461, abbandonato dai principi europei, egli preparò la sua straordinaria Lettera al sultano Maometto II: questa conteneva una dettagliata confutazione del Corano, una esposizione della fede cristiana e infine un appello a Maometto perché abbandonasse la fede islamica, si facesse battezzare e accettasse la corona dell’impero d’Oriente. La lettera non ottenne alcun risultato, ma è utile per far luce sul mondo interiore e sulle aspirazioni idealistiche del Papa».
In fondo, Pio II aveva cercato di intraprendere un’opera energica di riforma: per volontà sua, Niccolò Cusano presentò un ampio programma per una riforma generale dell’intera Chiesa e Pio II aveva già progettato la bolla d’attuazione. Ma gli fu rinfacciato il suo passato. Per tutta risposta, Pio II nella sua Bolla di ritrattazione (1463) riconobbe onestamente i suoi precedenti errori e pregò: «Aeneam rejicite, Pium recipite».
Morì ad Ancona il 15 agosto 1464. Le sue brillanti doti, l’esperienza straordinaria e il suo talento letterario lo rendono uno tra i Papi più notevoli del Rinascimento. La sua conversione morale fu profonda e duratura, la sua concezione di un’Europa cristiana unita fu del tutto originale e fonte di rinnovamento.

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