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BANCO FARMACEUTICO

I "veri" risultati della carità

di Paolo Nessi

19/02/2016 - La colletta dei bambini, la signora che è stata povera, gli straordinari di una farmacista. Dietro le quinte della Raccolta di sabato scorso si nasconde qualcosa di più importante dei grandi numeri raggiunti. E vale la pena raccontarlo

Ci sono gli oltre 350.000 farmaci raccolti, che sono un grande risultato. E poi, tante altre cose accadute durante la sedicesima Giornata di Raccolta del Farmaco, che non sono un numero, ma vale la pena raccontare. Tanti fatti che prescindono dal risultato e testimoniano che la carità cambia il cuore di chi la compie.

Come quello della signora che entra trafelata in una farmacia di Torino, ignora i volontari e si fionda al banco dei medicinali. Dopo alcuni minuti, leggendo i nomi dei farmaci, si rivolge alla volontaria: «Aiutami a prenderli». Così, inizia ad acquistarne diversi. I più costosi. «Un paio di ciascuno, che qui bisogna aiutare!», dice. «Perché tanta generosità?», chiede la volontaria. «Un tempo - risponde la signora sorridendo - io facevo parte dei bisognosi a cui davate una mano. Ora, finalmente, ho un lavoro. E voglio aiutare anch’io».

C’è Elisa, una farmacista, che lavora a Novara come dipendente di una farmacia. Il suo titolare, quest’anno, ha deciso di non partecipare alla Giornata. A lei, però, è rimasto il ricordo della bellezza di un gesto di condivisione in grado di coinvolgere il suo lavoro. Così, ha trovato una farmacia che aderiva all’iniziativa e ha dedicato il proprio sabato pomeriggio (libero!) alla raccolta. Ma questa volta da volontaria: «Dietro o davanti al bancone l'importante è partecipare».

A Vernante, nel Cuneese, paesino di poco più di 1.200 anime, anche un gruppo di bambini delle elementari si è dato da fare per più poveri. Con i loro risparmi, hanno fatto una colletta per acquistare dei farmaci presso la farmacia Roggia. I cui titolari, da 7 anni, si adoperano perché i medicinali raccolti possano ridurre gli oneri economici degli ospiti della residenza per anziani Sacro Cuore. Quest’anno, nella farmacia sono stati raccolti 105 farmaci. Vuol dire che ha donato il 10% degli abitanti. Praticamente tutti quelli che sono entrati in farmacia.

Un gesto di carità cambia il cuore di chi la compie, dicevamo. «Siamo chiamati a portare Gesù. Questa è la carità di cui il mondo ha bisogno. Sabato mattina era questo il pensiero che animava il mio agire. Era ancora lì, non era caduto nella dimenticanza della notte. Era lì per grazia. Sabato, la priorità era l'incontro gratuito e imprevisto con le persone; ho guardato quanti entravano in farmacia cercando di avere una presenza nello sguardo. Proponevo il gesto guardandoli negli occhi, cercando di scorgere in poco tempo quel bene, quel desiderio di bene, che tutti abbiamo nel cuore», spiega Luigina da Udine.

«Ho quasi sperato che mi chiedessero di lavorare sabato mattina, così avrei avuto la scusa inattaccabile per defilarmi», confessa, infine, Caterina di Pesaro. «Però, ultimamente, la mia vita, in tutti gli ambiti e gli aspetti che la compongono, è evidente rapporto uno a uno con Lui. È successo che, ad un certo punto, venerdì mi è venuto spontaneo chiedere: “Fai Tu”. Se devo stare al Banco fammelo capire Tu. Da quel momento, dare la mia disponibilità è diventato semplice. Lo facevo per Lui, non per me o per una mera obbedienza al gesto. Tutto ciò che ne è derivato, è stato connotato dalla bellezza: stare due ore con mio marito (che non vedo quasi mai), l'accoglienza e la disponibilità delle farmaciste, fino alla più che buona adesione da parte dei clienti. Quasi tutti han dato qualcosa. Insomma un successone. Un successo non mio o del Banco farmaceutico, ma di Dio che tutto propone e tutto dispone e, pazientemente - molto pazientemente - aspetta, il nostro sì».

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