«Tanti post-it, perché tutto era nuovo»

di Nicoletta Tartandini
16/05/2014 - Nel Senese, la presentazione del libro "Vita di Don Giussani". Tra i relatori Tania Groppi, ordinario di Diritto pubblico. Don Giussani per lei? «Un "incontrato", trasformato da Cristo», che le ha fatto scoprire «cosa può cambiare il mondo»
La presentazione di ''Vita di don Giussani'' a Siena.

La presentazione di ''Vita di don Giussani'' a Siena.

Nel primo pomeriggio di una giornata non banale, una telefonata: «Nichi, la professoressa ora è in facoltà, ma domani parte per una missione internazionale; rimarrà fuori Siena per circa due mesi. Bisogna portarle il libro ma nessuno può accompagnarti; ricordati il biglietto». Sul bigliettino che accompagnava il libro Vita di don Giussani alla professoressa Tania Groppi, ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico all'Università di Siena, avevo scritto: «Il cristianesimo è il legame che Cristo stabilisce con te». Con questa frase già comunicavo qualcosa di me, che in qualche modo era dentro quel libro, quella vita.

Quando l’ho incontrata mi ha detto: «Io sono amica da tempo di Marta Cartabia e Andrea Simoncini, ma non ho mai letto niente di don Giussani, non conosco la sua vita». Le risposi: «Beh, allora qui c'è proprio tutto». È iniziato così quel lungo cammino di piccoli passi, brevi mail, poche parole intense, ma che esprimevano ciò che misteriosamente ci univa: una presenza che si imponeva. Una vita come quella di don Giussani non poteva che diventare compagnia. Quando è giunto il momento in cui le ho espressamente chiesto se fosse stata disposta a presentarlo, mi ha detto: «Ebbene sì, facciamo questo passo», come se avesse compreso che era la strada per conoscerlo, insieme, sempre di più.

E così è arrivato “il bel giorno”. Con mia grande sorpresa, qualche ora prima della presentazione, Tania mi telefona per chiedere qualche consiglio: «Non mi sono informata su altri interventi, non ho voluto vedere nessun video, voglio assolutamente arrivare in purezza, senza interpretazioni intellettuali». «Bellissimo!», le dico: «Protagonista sarà la tua esperienza con la vita del don Giuss».

L’8 maggio nella sala meeting dell’Hotel Garden di Siena non si è svolta una semplice presentazione, ma un vero e proprio “incontro”. Una sala stracolma, il saluto non formale e sentito dell'arcivescovo Antonio Buoncristiani e la professoressa che ha cominciato il suo intervento visibilmente emozionata. Ha subito trasmesso la vibrazione che le 1.200 pagine avevano suscitato in lei. «Chi è don Giussani per me, qui, ora?» si è domandata. «Cercherei di sintetizzarlo così: un “incontrato”, un uomo che ha vissuto un’esperienza che trasforma l'intera persona, quella di un incontro con Gesù Cristo». Alberto Savorana, autore del libro, nel suo intervento, riprenderà questa ultima considerazione facendo riferimento a Papa Francesco: «Guardato da Cristo».

«Ho cominciato la lettura mettendo tanti post-it, nei punti salienti, perché per me tutto era “nuovo”, ma credevo che, lette alcune centinaia di pagine, avrei potuto procedere più velocemente. Invece ho continuato a leggere il libro, parola per parola, rileggere, mettere post-it. Perché non mi sono mai sentita sufficientemente sazia, perché semplicemente è “bello” leggerlo, perché la lettura fa sorgere il desiderio che questo incontro continui».

Commovente è stata poi la conclusione, che ha ripreso alcune parole di Giussani presenti nel libro: «Come si cambia il mondo? A questo grande interrogativo che continua a sollecitarci, la risposta di don Giussani è che “il mondo, la società cambiano attraverso delle realtà umane già cambiate”. Il mondo si cambia, se Dio vuole, non agitandosi o facendo chissà cosa, ma attraverso una nuova umanità di ogni singola persona, che possa portare dentro il mondo uno sguardo e un atteggiamento nuovi. In questo contesto ognuno di noi è chiamato ad essere “ricostruttore di case distrutte”, ricostruttore di umanità distrutte. Ma il cambiamento non lo si può realizzare da soli, né applicando un automatismo. Don Giussani ci ricorda che il suo amato Leopardi ha avuto un’approssimazione, una vicinanza alla soluzione, ma ha ceduto perché non ha avuto compagni. Ci vuole tempo e occorre seguire qualcuno. “Il desiderio del ricordo di Cristo matura come storia in noi, cresce non automaticamente, ma come cresce ogni nostra capacità, seguendo qualcuno. Il maestro da seguire ce lo ha scelto il Signore, ce lo ha collocato il Signore dentro la strada su cui ci ha messo, sul cammino che stiamo percorrendo”. È in questa sequela che “si nasconde e vive la sequela a Cristo”». Il mio cuore ha sobbalzato mille volte. Tania aveva colto l’“Essenziale” rivelando una posizione umana così aperta da rendere tutto più familiare e desiderabile. Infatti persino mio figlio di 16 anni, che non è che sia così amante della lettura, mi ha confidato che avrebbe voluto leggere il libro. Come tante altre persone nuove che alla fine dell’incontro hanno commentato: «Si vedeva che comunicava ciò di cui ha fatto esperienza».

Quello che alla fine si è reso evidente è che io, Francesco, responsabile della comunità, e gli amici del movimento, non eravamo esperti di nulla. Abbiamo seguito quello che via via ci colpiva e che accadeva davanti ai nostri occhi. E così è nato ciò che si muoveva ed agitava nel nostro cuore; si è resa possibile una comunionalità in grado di far nascere ad esempio il Centro Culturale e di dar vita ad un evento per noi inimmaginabile fino a pochi mesi prima. Tania, nel ringraziarci, non ha potuto fare a meno di dire: «Un’organizzazione impeccabile». Ne eravamo rimasti stupiti anche noi, rendendoci consapevoli del fatto che il nostro "io" è indispensabile perchè la vita nasca dalla carne.